Archivi del mese: aprile 2013

“Da ex DC vedo il ritorno della prima Repubblica”

Il Giornale  Lunedì 29 aprile 2013

L’intervista di Stefano Filippi a Paolo Cirino Pomicino

Il politico di lungo corso : “ I giovani del governo sono cresciuti nella Balena bianca”

Un giovane e ottimo governo a larga partecipazione democristiana. Va sostenuto nell’interesse del Paese e del rinnovamento della politica”. Paolo Cirino Pomicino, ex ministro Dc e memoria storica della Balena bianca affondata vent’anni fa, twitta la fiducia (virtuale) al nuovo esecutivo.

balenaOnorevole, è proprio un “governo Dc”, come ha titolato il Giornale?

Molti ministri, a cominciare dal presidente del Consiglio, agli inizi degli anni ’90 erano nel Movimento giovanile Dc o già dirigenti in periferia”.

Letta, Alfano, Lupi, Mauro.

“Ma anche Dario Franceschini e Graziano Delrio, presidente dell’associazione Giorgio La Pira”.

Perché approva questo governo Dc? Dovere d’ufficio? Nostalgia? Continua a leggere

Napolitano come De Gaulle, è tempo di una Quinta Repubblica in Italia

Articolo pubblicato su “Il Foglio” il 23 /04 / 2013

napodegaulleQuel che è accaduto in Parlamento nell’ultima settimana non ha precedenti nella storia repubblicana. Ci riferiamo principalmente ai due effetti dello tsunami  emerso nei tre giorni delle elezioni presidenziali, e cioè l’implosione del partito democratico e la crisi irreversibile dell’intero sistema politico italiano. Cominciamo da quest’ultimo. Partiti senza cultura, senza identità, senza democrazia e senza organi collegiali, sono apparsi per ciò che sono, pallidi spettri all’imbrunir del giorno per dirla con Ibsen. Il che, naturalmente, non nasconde la qualità della conduzione politica di Silvio Berlusconi e dell’intero PDL mentre quella di Beppe Grillo nello spazio di poche ore si è trasformato da una vittoria in una sconfitta come accade in ogni opera buffa. Berlusconi ha ripreso una centralità politica inimmaginabile appena sei mesi fa mentre Beppe Grillo ha dettato, sì, l’agenda quotidiana della tre giorni presidenziale ma poi è stato sconfitto dopo 40 giorni di insulti, raggiri e teatralità che hanno fatto emergere il pressappochismo autoritario del suo movimento. Una vittoria di Berlusconi, dunque, perché alla fine della giostra si è imposta l’unica linea possibile, quella di un esecutivo di responsabilità nazionale, o come cavolo lo si voglia chiamare, in cui due delle tre minoranze uscite dalle elezioni sono costrette a lavorare insieme per un tempo presumibilmente di due anni. Questa vittoria, però, è avvenuta sulle macerie di un parlamento frantumato e prigioniero,  senza offesa per nessuno, di un nuovismo politicamente straccione ( il 63% dei parlamentari di prima nomina) che rischia di renderlo davvero un luogo per discorsi inconcludenti  e per manifestazioni degradanti incompatibili con la serietà che il luogo della sovranità popolare dovrebbe  richiedere. Continua a leggere

Pubblica amministrazione e riforme

Pubblicato sul Corriere della Sera del 17 aprile 2013

Gentile direttore,

Salvatore-Rossiho letto con attenzione sul Corriere di lunedì 15/4 l’intervista di Enrico Marro a Salvatore Rossi vicedirettore generale di Bankitalia nonché “saggio presidenziale”, sul freno che la pubblica amministrazione dà allo sviluppo economico. Condivido in pieno l’analisi fatta da Rossi con qualche necessaria aggiunta. Ciò che, infatti, si dimentica è che in questi strampalati vent’anni il parlamento ha varato ben tre riforme della pubblica amministrazione con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e denunciati puntualmente dalla Banca d’Italia. La prima delle riforme fu fatta da Franco Bassanini nel ’96, se il ricordo non mi tradisce, con una forte delegificazione vanificata però da una monumentale disciplina regolamentare che se non è zuppa è pan bagnato, come si suol dire, per l’attività di imprese e famiglie. Ricordo, peraltro, che con quella riforma furono aboliti i comitati di controllo sugli enti locali con i conseguenti disastri finanziari nei comuni grazie anche alle famigerate cartolarizzazioni. Circa 10 anni dopo arrivò la riforma Nicolais che, in verità, incise ben poco sia nel bene che nel male. In ultimo, preceduta da un furibondo “battage” sui presunti fannulloni, arrivò la riforma Brunetta che ridusse, ad onor del vero, un po’ di assenteismo senza modificare per nulla l’efficacia e l’efficienza della P.A. Solo per un ricordo certamente non polemico, nel 1988, in pochi mesi, varammo la mobilità volontaria dei pubblici dipendenti che nei due anni successivi trasferì circa 10 mila dipendenti da una sede all’altra senza alcun incentivo e facendo superare alla Ferrovie dello Stato, all’epoca ente pubblico, una crisi di esuberi non di poco conto. Bene, dal 1995 la mobilità è bloccata e non è stata mai stata ripresa nonostante le riforme ricordate. La prima regola di efficienza è la capacità di dislocare le proprie risorse umane là dove occorrono nel mentre ancora oggi abbiamo gravi carenze che si alternano ad esuberi inefficienti (testimoni di tutto ciò sono i vertici degli uffici giudiziari del distretto di Napoli che non sono riusciti ad avere dal governo personale che vegeta in altre strane mansioni). In ultimo si è smarrita la professionalità legislativa come testimoniano i 35 decreti legge del governo Monti che ha prodotto ben 400 decreti attuativi larga parte dei quali sono ancora nei cassetti ministeriali. Ed infine se si vuole davvero risparmiare quattrini e recuperare efficienza bisogna eliminare molte funzioni autorizzative della pubblica amministrazione a tutti i livelli. Avremo una società più libera e una P.A. meno costosa.

“Governo e Colle sono legati. Con Craxi e Scalfaro andò così”

Intervista di Fabrizio d’Esposito a Paolo Cirino Pomicino pubblicata su “Il Fatto Quotidiano” di venerdì 12 aprile 2013

scalfaro craxiPaolo Cirino Pomicino è stato un grande elettore di tre capi dello Stato (Pertini, Cossiga, Scalfaro). Da reduce democristiano, di rito andreottiano, frequenta ancora la Camera e proprio per stamattina ha organizzato insieme con Gargani ed altri ex dc (“Popolari italiani”) un convegno a Roma su crisi politica e democrazia senza partiti, dove parleranno De Rita, Ostellino, Galasso e Ceccanti. Lo stallo di oggi ricorda quello del ’92, altra epoca di rottura e di transizione. E Pomicino, allora, fu protagonista e testimone dei 12 lunghi giorni di scrutini a vuoto per il Colle. Fu un evento tremendo, la strage di Capaci, a sbloccare lo stallo e a portare Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale.

Lei osteggiò in tutti i modi quell’elezione, arrivando persino ad appoggiare Forlani, il segretario della Dc preferito ad Andreotti in prima battuta.

Io volevo l’istituzionalizzazione del Caf (il patto tra Craxi, Andreotti e Forlani che aveva fatto fuori De Mita, ndr) per dare stabilità al sistema dopo l’omicidio Lima e l’inizio di Tangentopoli, l’ideale sarebbe stato Giulio al Quirinale, quando mi resi conto che avevamo perso, pensai che la candidatura migliore fosse quella di Forlani. Continua a leggere

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