Dove va Unicredit

articolo pubblicato su il Foglio Quotidiano il 16 Febbraio 2017

Quando non si comprendono alcuni comportamenti di grandi banche o società è giusto porre ai responsabili domande precise per evitare di alimentare sospetti e polemiche che non fanno bene al Paese. Le cose che da qualche tempo non comprendiamo nella strategia industriale del gruppo Unicredit sono le seguenti: a) nell’ottobre 2015 perché la banca ha ritenuto di privarsi di una innovativa piattaforma per la gestione degli NPL (non performing loans) inserita nella società figlia, la Unicredit Credit Management Bank, (UCCMB) che produceva valore per sé e per la casa madre? Vendere, come poi è avvenuto, agli americani di Fortress quella società con annessi 2,4 miliardi di NPL appare sconcertante sul piano industriale. La marea di crediti non performanti, infatti, dopo 7 anni di crisi economica, ha raggiunto livelli importanti sino a costituire un preciso segmento di mercato a tal punto interessante che fondi come Fortress e tanti altri sono giustamente a caccia di portafogli di crediti da comprare al 20-30% del valore nominale sapendo poi di avere una plusvalenza di almeno il 100% sul costo di acquisto. I fondi fanno il loro mestiere mentre ci sembra che non faccia il suo mestiere la prima banca italiana che avendo esuberi di personale si libera di un segmento di attività che, dopo le svalutazioni, potrà offrire grandi plusvalenze; b) la prova di ciò che diciamo è dimostrata da ciò che è avvenuto circa 12 mesi dopo quando Unicredit vende sempre a Fortress ben 17.700 miliardi di euro di crediti non performanti al prezzo tra il 13 e il 14% del rispettivo valore nominale. L’acquirente prevede di avere una plusvalenza ben oltre il 100% del costo di acquisto. Unicredit ha così 2 danni: le risorse per incentivare i prepensionamenti anticipati di circa 4000 persone parte delle quali potevano essere adibite al settore del recupero crediti che è parte non secondaria dell’attività bancaria e le mancate plusvalenze della gestione diretta degli NPL. Questa strategia industriale piaccia o no trasferisce ricchezza dagli azionisti di Unicredit ai vari fondi acquirenti e per dirla alla vecchia maniera agli azionisti si lasciano le perdite e ai fondi i profitti. Chicca finale. Mentre Unicredit vende piattaforma e crediti non performanti con i risultati descritti è nel contempo azionista con l’11% di Prelios che fa con autorevolezza lo stesso mestiere di Fortress (oggi doBank che è il nuovo nome della vecchia UCCCMB). Sono atteggiamenti coerenti per la più grande banca del Paese? L’altra nostra grande banca, Intesa San Paolo, ha deciso di gestire da sola i cosiddetti crediti non performanti con una apposita struttura interna; c) non comprendiamo perché dopo aver venduto UCCMB Unicredit venda anche Pioneer, una società che gestisce 145 miliardi di risparmi che, come è noto, sono una delle poche materie prime che il paese ha grazie alla capacità laboriosa e prudente degli italiani; d) non si capisce inoltre perché ad un azionista che in assemblea chiedeva di avere notizie sui contratti di vendita di NPL a Fortress il dr. Mustier ha detto che non poteva dare alcuna informazione perché trattativa “riservata”. Se l’azionista non può sapere nulla della sua società quale potere dello Stato può averne conoscenza, il Parlamento, il Governo, la Consob e la Banca d’Italia o addirittura dobbiamo pensare che solo una procura può avere il privilegio di conoscere un contratto di una società quotata? e) infine aspettiamo di conoscere perché i manager e gli azionisti francesi che governano Unicredit, Mediobanca e Generali (Mustier, Bollorè, Donnet) stanno via via assumendo iniziative (aumento di capitale con conseguente modifica dell’azionariato di Unicredit, acquisto del 3% di Intesa San Paolo da parte di Philippe Donnet A.D. di Generali) tutte convergenti sull’obiettivo di dare il controllo delle Generali al capitalismo francese completando così alla grande il saccheggio del Paese di questi ultimi 20 anni. Tutti ci dicono che il dottor Mustier è persona di grande qualità così come lo sono il presidente Vita, Luca Cordero di Montezemolo e tanti altri consiglieri. Noi non abbiamo dubbi ma la storia ci insegna che alcune volte l’intelligenza e la capacità possono essere anche un aggravante perché anche il male si può fare molto bene.

paolocirinopomicino@gmail.com

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