Caro Walter, il problema è smettere di pensare a quel “mal sottile”

articolo pubblicato su Il Foglio Quotidiano il 29 novembre 2017

Chi avesse voglia di comprendere le radici della crisi politica italiana dovrebbe leggere con attenzione l’intervista di Salvatore Merlo a Walter Veltroni pubblicata su queste colonne qualche giorno fa. Veltroni fu il primo segretario del partito democratico nel 2007, un esperimento complesso ed una sostanziale mutazione genetica delle due radici politiche che lo fondarono, quella socialcomunista e quella democristiana. Dopo dieci anni quel partito, al di là delle adesioni internazionali, non è né un partito socialista nè un partito democratico-cristiano. La prima indicazione di Veltroni segretario fu quello di definire il suo come un partito a vocazione maggioritaria. Un’aspirazione ovvia ma anche un sogno irrealizzabile per quanti conoscono la storia politica dell’Italia. Anzi, ricordando bene, l’unico partito che ebbe la maggioranza nei due rami del parlamento fu nel 1948 la DC di De Gasperi che subito chiamò al governo liberali, repubblicani e socialdemocratici a testimonianza di un’idea diversa dell’arte del governo. La vocazione maggioritaria veltroniana, infatti, avviò rapidamente alla fine il governo Prodi concludendo così malamente la più breve legislatura della storia repubblicana (appena due anni). Noi riteniamo di essere amici di Veltroni ma la vera amicizia sta nel non dimenticare i fatti perché ciascuno possa trarne insegnamenti. E quei fatti spiegano come il tentativo maldestro di seppellire sotto il muro di Berlino insieme al PCI l’intero sistema politico avviò l’Italia ad una decadenza politica ed economica che è sotto gli occhi di tutti. Certo, anche le altre democrazie europee affannano sotto i colpi di ariete di una globalizzazione non governata, ma in moltissimi paesi le culture politiche hanno resistito ammodernando le rispettive visioni adeguandole al tempo che scorre. Valga per tutte l’esperienza di Tony Blair che mai rifiutò di chiamarsi laburista pur intravedendone i limiti e le possibili correzioni di rotta. Nella sinistra italiana questo ancoraggio è mancato perché è prevalso l’idea di diluire il fallimento storico del comunismo nel presunto fallimento complessivo dell’intero sistema politico. In questo errore c’è la radice profonda dell’astensionismo di massa e di pulsioni populiste e Veltroni è quello che meglio ha interpretato, con garbo e dolcezza, questo capovolgimento della politica italiana che ha smesso di tentare di guidare la società accompagnandola nella sua naturale evoluzione ed ha, invece, cominciato ad inseguirla. I risultati sono che nessuno sa più cosa è e dove vuole andare. Questo inizio di campagna elettorale lo dimostra appieno con le varie simpatiche kermesse, dalla Leopolda all’Italia che ascolta, nel tentativo di rappresentare così un recupero di quella democrazia partecipata che invece è scomparsa nella vita di tutti i partiti. È la vittoria, insomma, dell’apparire sull’essere che impone a sua volta la mitologia del leader salvifico la cui interpretazione più forte in Europa è rappresentata oggi da Macron. Se si mette a confronto il presidente francese e la Merkel forse si comprenderà meglio cosa vogliamo dire quando parliamo di leader politici e dell’importanza dei partiti. Ha ragione Veltroni quando si dice preoccupato della tenuta democratica del paese ma se non tenta di spiegare le radici di questo “mal sottile” difficilmente se ne verrà a capo. Noi siamo da sempre seguaci dell’indicazione culturale di Aldo Moro che privilegiava “la saggezza del dubbio rispetto all’orgoglio delle certezze” e quindi non crediamo di possedere la verità ma quel che ci colpisce è la pigrizia culturale diffusa nel tentare di capire le ragioni di fondo, economiche e politiche, della lunga crisi italiana. Forse manca il coraggio di esplorare sino in fondo il passato politico di ciascuno e di tutti e gli interessi soverchianti del presente che hanno trasformato l’Italia da una democrazia matura e autorevole sul piano interno ed internazionale in un paese che sembra non essere più padrona di sè stessa e tanto meno di concorrere ad una nuova governance europea. 

paolocirinopomicino@gmail.com

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