La lettera al Corriere di Di Maio e le basi mancanti di una cultura politica

articolo pubblicato su Il Foglio il 2 maggio 2018

L’arroganza, come ci insegna la storia della umanità, cammina sempre con l’ignoranza, la sua sorella gemella, e la lunga lettera di Di Maio al corriere lo dimostra in maniera quasi scolastica. In quella lettera il “Capo politico” dei cinque stelle fa un appello al PD che comincia con una crassa bugia, e cioè la coerenza tra ciò che il suo movimento ha detto in campagna elettorale e ciò che ha detto subito dopo il 4 marzo. Una bugia talmente scoperta da far sorridere dinanzi ad un’arroganza di chi ritiene che quanti leggono abbiano l’anello al naso. Tanto per fare subito un esempio della “coerenza” del movimento, il Capo politico fa finta di dimenticare che lo scorso anno il gruppo parlamentare 5 stelle fece propria una proposta di iniziativa popolare in cui si diceva che l’Italia doveva uscire dalla NATO costringendo la commissione Esteri della Camera a votarla respingendola naturalmente e a trasferirla poi in aula dove si fermò. Come è noto, in campagna elettorale, Luigi Di Maio, dopo gli opportuni contatti, abbandonò questa idea malsana a testimonianza di una affidabilità simile a quella di una foglia al vento. Ma l’arroganza, come dicevamo, si accompagna sempre all’ignoranza. Dice il nostro “Capo politico” che il contratto alla tedesca è qualcosa di diverso di una alleanza che prevede solo uno scambio di poltrone. Non so dove abbia letto o sentito il nostro questa sciocchezza, forse nella cara ed industriosa cittadina di Pomigliano d’Arco sua fonte battesimale che nel passato non troppo lontano aveva, però, una cultura operaia di grande respiro politico in netto contrasto con le sciocchezzuole del giovane Luigi. Ma come può pensare “il capo politico” che quanti leggono non sappiano che il contratto alla tedesca, come lo chiama lui, altro non è che il secondo tempo di un processo iniziatosi con la decisione di una alleanza e proseguito dopo con la messa a punto di un programma condiviso? Forse va ricordato al buon Luigi come la Merkel discusse prima con i liberali ed i Verdi un’alleanza politica e una volta dimostrata la non praticabilità, certo non perché uno dei due partiti minori volevano troppe poltrone ma per diversità programmatiche, si rivolse ai socialdemocratici con l’aiuto del presidente della repubblica, il socialdemocratico Frank Walter Steinmeier. Può darsi che queste cose il gruppo dirigente non le sappia e qualcuno teneramente li giustifica dicendo “so’ ragazzi” ma i ragazzi non dovrebbero immaginare di guidare una grande democrazia come quella italiana. E che dire della identità del movimento 5stelle rivendicata dal suo Capo politico! L’identità politica, secondo il nostro, è data dal ruolo centrale del parlamento che i cinque stelle rivendicano. Ma in questi settant’anni c’è stato qualche partito che non abbia ritenuto centrale il ruolo del parlamento? E come si concilia la centralità del parlamento con la riduzione delle libertà dei propri parlamentari praticata dai 5stelle sotto tutti i profili, dalla libertà di pensiero a quella economica minacciando addirittura di sanzioni fino alla espulsione chi la dovesse pensare diversamente dal verbo del Capo politico e del suo Santone? Un parlamento è libero se i parlamentari sono liberi, diversamente saremo nella brutta copia della già brutta Duma russa. Ma l’arroganza di quell’appello sta nel fatto di chiedere di fare un “contratto di governo” a quanti fino a tre mesi prima erano definiti con gli epiteti più vergognosi e più irritanti (ladri, mafiosi, con le mani sporche di sangue e via di questo passo) senza neanche chiedere scusa per quegli eccessi intollerabili in qualunque forza politica che voglia ritenersi forza di governo. Quelli che scrivono le lettere a Di Maio dovrebbero essere molto più attenti al rispetto della storia e dell’intelligenza altrui e se invece questa lettera è farina del suo sacco bisognerà che “Il Capo politico” torni a scuola, almeno a quella serale non tanto per imparare l’uso dei congiuntivi e la geografia politica ma innanzitutto per apprendere la grammatica politica senza della quale un corpaccione elettorale urla e strepita come un piccolo partito extra parlamentare verso il quale la democrazia politica deve esercitare solo la pazienza sapendo che quelle urla prima o poi si andranno a spegnere. Il dramma democratico che il paese sta vivendo è sotto gli occhi di tutti con il maggiore partito figlio di residui di culture scomparse come dice lo stesso Grillo e totalmente sprovveduto ai compiti che si addicono al partito di maggioranza relativa. La cosa che lascia sconcertati è l’adesione acritica di molti intellettuali di sinistra che pensano di scambiare il movimento di Grillo-Casaleggio in un partito di sinistra piuttosto che vedere il suo profilo autoritario e di destra. Ma questa è una cosa che purtroppo si ripete nella storia politica del nostro paese. 

paolocirinopomicino@gmail.com

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