Sul lavoro Di Maio naviga a vista: è la crescita a battere il precariato

Al direttore- Pubblicato su ” Il Foglio” il 14 luglio 2018

Paolo Savona è un uomo colto e carico di esperienza anche politica avendo già fatto una volta il ministro della Repubblica oltre ad essere un economista con l’insaziabile gusto della ricerca permanente. Per queste ragioni  ci ha lasciati sorpresi  la sua uscita dinanzi alla commissione parlamentare per gli Affari europei nella quale ha evocato l’esigenza di avere a portata di mano un piano di emergenza in caso di fallimento della moneta unica o peggio in caso di espulsione. A prescindere dal fatto che quest’ultimo caso non rientra neanche nelle ipotesi teoriche, Savona non può non sapere che in politica le ipotesi subordinate, una volta enunciate, diventano le scelte principali. Se poi ad enunciarle è l’uomo che da anni argomenta sulla non sostenibilità della permanenza del nostro paese nell’area della moneta unica la “frittata” è fatta. Né bastano a tranquillizzare le parole della persistente “leggerezza dell’essere” rappresentata da Luigi Di Maio. Energie come quelle di Savona, invece, dovrebbero essere orientate a: 1)modificare quella sciagurata direttiva europea del bail-in ( la famosa BRRD) sulla scia  del documento varato dalla Consob europea e dall’autorità bancaria europea (EBA) che esclude per il futuro dal meccanismo della risoluzione bancaria la platea dei piccoli risparmiatori  estranei alla gestione della banca; 2)Sollecitare l’Ue  perché si intesti una offensiva di persuasione verso il G20 per la creazione – dopo la fine degli accordi di Bretton Woods – di un nuovo ordine monetario  che eviti  svalutazioni competitive.  Queste sarebbero politiche all’altezza della migliore tradizione del nostro paese insieme ad una politica estera che per 40 anni ha saputo garantire la pace nel mediterraneo, qualche volta anche contro la comprensione di nostri autorevoli alleati. Ci rendiamo conto che questo profilo politico è sconosciuto agli ispiratori del M5s e del nostro  presidente del Consiglio, ma uomini come Savona hanno la cultura e la forza di insegnare ciò che va insegnato e non cedere ad annunci impropri. In ogni campo i piani di emergenza vanno predisposti nella riservatezza,  mai enunciati. Se con Savona la speranza è d’obbligo, con il vice premier Luigi Di Maio d’obbligo rischia di essere la disperazione. Non solo quel famoso “decreto dignità” ha già perso quella caratteristica – per il semplice fatto che mentre scriviamo non è stato ancora reso pubblico ed inviato alla presidenza della Repubblica –  ma anche perché rischia di provocare pesanti “effetti paradossi”. La storia della precarietà in Italia dimostra che  è diventata un problema quando si è fermata la crescita nel 1995. Per rilanciare l’occupazione furono avviate forme di flessibilità che restano un elemento essenziale in una economia di mercato ma se la crescita si ferma o è modesta quella flessibilità occupazionale diventa un mostro capace di precarizzare anche il lavoro stabile. Ed è ciò che è successo nel nostro paese negli ultimi 25 anni. Se il famoso “governo del cambiamento” pensa di ridurre la precarietà con norme più rigide sulle forme contrattuali – che in termini teorici avrebbero anche una loro ragion d’essere senza aver ancora avviato una crescita coerente- l’effetto che si produrrà, per esempio, sarà che molti non avranno il secondo contratto a tempo determinato  per gli aggravi burocratici ed economici che il rinnovo comporta. Se al contrario la crescita dovesse mettere il turbo sarà la precarietà da sola a sgonfiarsi con l’aiuto di politiche capaci di ridurre il costo del lavoro. Luigi Di Maio non ha avuto il tempo di imparare alcuni fondamentali della politica e, più specificamente, di quella industriale e del lavoro, e così naviga a vista, rincorrendo slogan spesso assertivi e inconcludenti. Non crediamo che la Lega potrà stare per troppo tempo a guardare inerte anche se ormai siamo abituati a tutto, anche a sentire alcuni esponenti del PD che dicono che il M5s è un partito di sinistra. E’ vero che la sinistra in Europa e nel mondo non sta molto bene ma non crediamo che sia giunto a questo punto.

paolocirinopomicino@gmail.com

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