Perchè non sarà la prima repubblica a salvare la terza repubblica

intervista pubblicata su Il Foglio Quotidiano il 12 marzo 2018

Dramma elettorale

articolo pubblicato su Il Foglio Quotidiano l’8 marzo 2018

Una repubblica nata dall’azione di un gruppo di inquirenti aiutati da diverse manine nazionali ed internazionali come abbiamo documentato più volte senza mai essere smentiti non poteva che finire travolta dalla risata tragica di un comico. E senza mancare di rispetto a chicchessia e meno che meno agli elettori, è quel che è accaduto sotto i colpi di maglio di onde anomale fatte di speranza e di disperazione spesso uguali e contrarie al Sud come al Nord del paese. I risultati elettorali altro non sono, infatti, che la chiusura di un ciclo politico fatto di approssimazione, di spunti onirici e di comportamenti arroganti, di insulti e di delegittimazione quotidiana delle istituzioni nel mentre veniva reclutata una classe dirigente in larga parte con il criterio della cortigianeria produttrice storicamente di mediocrità non sempre aurea. Tutto ciò ha creato una miscela esplosiva che è deflagrata terremotando un sistema politico fragile sterilizzato da ogni cultura politica di stampo europeo. Chi vuole comprendere l’esatto portata di quanto è accaduto non può non partire che dal tragico biennio del 1992-94 durante il quale è sembrato a tutti che sotto il crollo del muro di Berlino fossero rimaste le culture democratiche dell’occidente e non il comunismo internazionale con le sue tragedie e le sue vittime. In questi 25 anni abbiamo visto di tutto e di più a cominciare da quel trasformismo parlamentare che fu già una piaga dello Stato liberale prefascista e scomparso nei primi quarant’anni della repubblica fino al l’insorgere di un pensiero unico in economia che mentre trovava in altri Stati europei un contenimento ed una correzione, in Italia produceva, nel silenzio complice di tanti, il saccheggio del paese. Ed intanto cresceva il mostro del capitalismo finanziario che alimentava ricchezze elitarie e nuove povertà di massa che impattavano sulla vita di buona parte del ceto medio oltre che, naturalmente, dei ceti più deboli. L’eccessivo uso finanziario del capitale rispetto al suo uso produttivo affannò l’economia reale e indebolì pesantemente la qualità della vita di milioni di italiani. Il tutto in uno scenario dove la politica perdeva ogni giorno il suo primato nel mentre cresceva la sua personalizzazione. Insomma farse e tragedie si rincorrevano l’un l’altra nel mentre una politica smarrita consegnava per 25 lunghi anni a banchieri centrali e banchieri d’affari la guida dell’economia dimenticando l’insegnamento di Clemenceau sui generali e la guerra e quel che disse più recentemente Guido Carli a Giulio Andreotti quando riteneva che il governo dei tecnici fosse o una illusione o una eversione. In questo terreno di coltura non potevano che nascere e vincere movimenti e partiti a forte connotazione autoritaria che fuggivano la realtà possibile rifugiandosi spesso in visioni fantastiche e in un disprezzo insultante verso tutto e tutti in un circuito perverso fatto di rabbia, di miseria, di sensazione di impotenza mentre la gogna mediatica lasciava ogni giorno sul terreno politico morti e feriti. La vittoria di Grillo e Salvini ha questa origine con una differenza non di poco conto. La lega nacque sventolando il cappio e stava finendo con i diamanti di Belsito sino a quando l’intuizione di Salvini non gli ha fatto cambiare pelle “nazionalizzando” il partito e scrollandosi di dosso inutili e ridicole liturgie pagane. La fortuna della Lega fu che era una minoranza che fu incapsulata da Berlusconi ed avviata ad una seria attività amministrativa che nelle regioni più avanzate ha dato nel tempo i suoi frutti politici ed economici diluendo sempre più il carattere rissoso della fase iniziale ma non intaccando la struttura autoritaria del partito. Il movimento di Grillo, invece, non ha avuto questa fortuna e nel lento sgretolarsi della cosiddetta politica tradizionale è subito diventata maggioranza in grandi città mostrando appieno i suoi limiti ed oggi lo è diventata anche nel parlamento della repubblica. Ecco dunque il dramma con il quale dobbiamo misurarci. Due partiti con modelli entrambi autoritari di cui uno ha già una classe dirigente, la Lega, e l’altro ha dovuto fare la pesca a strascico per trovare candidati quasi tutti inesperti tanto che lo stesso giovane “capo politico” nel presentare il suo possibile governo ne ha scelto solo uno o due chiedendo aiuto poi alla “notissima” università di Malta. Non ci sfugge che il giovane Di Maio non urla e tenta di periodare con serenità e “aplomb” per darsi quel tono ministeriale che il suo movimento non ha avuto il tempo di acquisire ma resta il fatto che la forte personalizzazione dei partiti e spesso i loro modelli autoritari impediscono di ricercare quel minimo comune denominatore in grado nelle democrazie parlamentari di dare al paese un governo serio ed autorevole. Quel che accadrà forse è già scritto. Entrambi i vincitori sono tanto deboli da non poter governare da soli ma tanto forti per impedire che l’altro possa governare. E qui si inserisce il destino del PD, forse la più grande anomalia della seconda repubblica frutto di una scelta sbagliata che voleva mescolare due grandi culture politiche, quella socialista e quella democristiana, ed è finita per non rappresentare né gli uni né gli altri. In epoche non sospette dicemmo a due leader come Franco Marini e Massimo D’Alema che se si fossero separati avrebbero governato da alleati per venti anni mentre se rimanevano in un solo partito sarebbero morti abbracciati. Così avvenne e così dovrà concludersi. Hanno ragione quelli che dicono che è finita la seconda repubblica ma sbaglia per entusiasmo Di Maio quando annuncia la nascita della terza repubblica. La politica è una cosa maledettamente seria e dovremo aspettarci una lunga liturgia ed un lungo periodo di stallo la cui conclusione più probabile sarà un governo del presidente che potrà essere sostenuto da quelli che dimostreranno senso dello Stato e responsabilità nazionale in attesa che il sistema politico possa scomporsi e ricomporsi in maniera diversa. In questo possibile processo forse si può cominciare a pensare di abbandonare la democrazia parlamentare che presuppone una vitalità culturale e politica dei partiti smarrita ormai da tempo riscoprendo quelle virtù democratiche dei modelli presidenziali peraltro già consolidati nei comuni e nelle Regioni oltre che in alcuni grandi paesi.

paolocirinopomicino@gmail.com

Note per il post voto

articolo pubblicato su Il Foglio Quotidiano il 1 Marzo 2018

Sta per concludersi forse la più brutta campagna elettorale e la società italiana è in buona parte smarrita. Lo sono gli indecisi e quelli che non andranno a votare ma anche quelli che hanno già deciso di votare qualcuno. Uno smarrimento favorito da una legge elettorale che più stupida non poteva essere ma che trova il suo cuore tormentato nella scomparsa di qualunque identità culturale e politica e più ancora nel frastuono al limite della comicità di roboanti parole e di comportamenti da operetta. C’è chi si dichiara contro l’inciucio introducendo in via definitiva nella concezione del potere il disprezzo per tutto ciò che si chiama alleanza, termine fondamentale per ogni democrazia parlamentare. La parola inciucio è sinonimo di ignoranza politica ed alimenta una guerra di tutti contro tutti e chi la nomina forse non può dire esattamente chi è e cosa vuole. A questi la parola responsabilità appare come un sinonimo di mollezza e trovano difficoltà a dirsi antifascisti anche se a loro stesso giudizio quel termine sarebbe una parola senza senso al giorno d’oggi. E non si accorgono che quella parola sta a significare da sempre la lotta contro qualunque autoritarismo e la dimostrazione di ciò che diciamo sta nel fatto che la stessa difficoltà la si trova sul fronte opposto, quello del movimento penta stellato i cui maggiori leader sono figli di due persone per bene che però non esitano a definirsi fascisti mentre essi non sanno dirsi antifascisti. Noi siamo nati in una famiglia numerosa e plurale nella quale comunisti, democristiani e missini si scontravano senza mai odiarsi ma senza mai nascondere la propria identità. E invece oggi non sapendo dire quella parola grazie al loro silenzio l’antifascismo riprende senso e attualità. Peraltro su quel versante colpisce la designazione alla guida del movimento di un Capo politico e la presa d’atto di avere tra loro un santone depositario del bene e del male la cui volontà è legge per tutti. Oggi per il movimento 5 stelle domani forse per il paese. E cosa mai sarebbe tutto questo? Ai tanti opinionisti più autorevoli di noi la risposta. E cosa è la nuova liturgia di Matteo Salvini che sostituisce il rito pagano del giuramento alla foce del Po con un giuramento pubblico sul Vangelo che sembra un giuramento cattolico mentre altro non è che una banale captatio benevolentiae verso quel modo cattolico i cui leader politici mai avrebbero giurato sul Vangelo ma solo sulla costituzione repubblicana. Ed in questa sarabanda di insulti, ammiccamenti, giuramenti e silenzi inquietanti ci sono molti che dicono “proviamo, mettiamoli alla prova” come se ci trovassimo alla Prova del Cuoco e non invece nel momento in cui dobbiamo affidare a forze politiche il destino di un paese pieno di contraddizioni e ampiamente saccheggiato delle sue eccellenze produttive e finanziarie nel silenzio ignorante o complice di quasi tutti. E che dire infine della ricerca spasmodica delle competenze professionali per metterle al governo del paese? Ma questa ricerca non è forse la riedizione stanca della famosa camera dei fasci e delle corporazioni che è storicamente l’antitesi del governo politico di un paese democratico? Non bastano i guasti e gli interessi impropri lasciati crescere e coltivati nei 25 anni di guida della nostra economia da parte di banchieri centrali o banchieri d’affari senza che nessuno più nelle camere sapesse discutere di economia o se qualcuno c’è stato si è preoccupato di non farlo sapere? E che dire del tentativo goliardico dell’andata al Quirinale per dire al capo dello stato possibili ministri di un governo inesistente senza che la grande informazione ampia bacchettata  quella che non è una violazione della costituzione ma solo un offesa alla politica toutcourt degradandola al ruolo di un cinepanettone? E intanto la società italiana coltiva la guerra di tutti contro tutti imitando con la violenza fisica di alcune minoranze ciò che è avvenuto nelle due camere negli ultimi anni con una continua violenza verbale sconosciuta anche nelle occupazioni scolastiche studentesche dei primi anni settanta. Ecco alcune ragioni dello smarrimento di cui parlavamo e che prende anche chi come noi è un addetto ai lavori, come si dice. Per quanto abbiamo vissuto nel lungo periodo del terrorismo e della crisi economica della fine degli anni settanta diciamo con chiarezza assoluta che se dalle urne esce una maggioranza già oggi visibile essa dovrà governare con forti iniezioni di saggezza e senza tecnici sapendo che è maggioranza in parlamento ma minoranza nel paese. Se invece questa maggioranza non dovesse esserci l’intesa tra forze che hanno ancora un residuo di background culturale sarà necessaria ed indispensabile e sarà un segno di grande responsabilità e di senso dello Stato. L’alleanza si fa tra diversi come ci insegnarono in momenti drammatici Moro e Berlinguer e come testimoniano ancora oggi la Germania, la Spagna l’Olanda e sinanche il governo presidenziale di Macron dove popolari e socialisti pur essendosele suonate di santa ragione hanno trovato la forza di allearsi in carenza di soluzioni diverse. E questa intesa dovrà nascere dalle forze politiche che testimonierebbero così una nuova vitalità senza dover attendere inerti il governo del presidente che comunque dovrebbero votare senza esserne stati facitori e protagonisti. È questa la vera differenza tra la politica e l’antipolitica e non certo le banalità che sentiamo quasi ogni giorno dalla bocca di molti.

palocirinopomicino@gmail.com

Con le alleanze salvammo il Paese. Ma oggi vedo solo piccoli leader

intervista pubblicata su Il Tempo il 19 febbraio 2018

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