Archivi del mese: marzo 2016

La Repubblica delle Giovani Marmotte

Roma 26 gennaio 2016, ore 17:30 , Sala del Tempio di Adriano – Piazza di Pietra.

Intervengono: Paolo Mieli e Romano Prodi.

Modera: Marco Damilano

Come ripristinare il primato della politica

articolo pubblicato su il Corriere della Sera il 7 marzo 2016

Ha ragione da vendere Ferruccio de Bortoli quando nel suo editoriale del 5 marzo evidenzia il crescente fossato tra il cittadino e le istituzioni. Ragioni ancora più forti quando, con un garbo quasi democristiano, evidenzia le drammatiche lacune della riforma costituzionale che, in una visione d’assieme con la legge elettorale, trasformano la lacunosità in devastazione del nostro ordinamento democratico. La crisi dei partiti produce un progressivo indebolimento della democrazia parlamentare che per governare un paese moderno ha bisogno di essere innervata da forze politiche che abbiano ad un tempo una cultura di riferimento ed una prassi democratica in quanto è fin troppo noto che ogni partito tenta di trasferire nelle istituzioni il proprio modello organizzativo e quindi partito personale=autoritarismo istituzionale. Acclarata, dunque, l’attuale debolezza della democrazia parlamentare l’unica alternativa istituzionale che la cultura politica offre è una democrazia presidenziale che unisca stabilità governativa e democrazia rappresentativa grazie ad un parlamento ridotto di numero ma eletto e non in larga parte nominato capace di essere così un contrappeso democratico al potere presidenziale. Ecco perché riteniamo che la riforma Boschi vada bocciata in quanto troppo timida dinanzi alla visibile crisi della democrazia parlamentare dalla quale si può uscire non riducendo la democrazia ed il rapporto con i cittadini ma trasformandola in un sistema presidenziale che offra ai cittadini di votare per il presidente e di scegliersi i parlamentari, rafforzando, cioè, il rapportato cittadino-istituzioni. Così fece la quarta repubblica francese che attraverso una nuova democrazia presidenziale produsse, nel tempo, il recupero di quella autorevolezza dei partiti che era stata smarrita. L’autorevolezza democratica della politica può sostenere anche misure governative forti per uscire da una crisi della nostra economia che dal 1995 è la cenerentola  d’Europa per tasso di crescita e per dimensione del debito senza però accettare, in caso di una emergenza finanziaria, di sostituire lo Stato con il mercato come è avvenuto purtroppo con la disciplina del bail-in nel silenzio complice dei nostri ministri della economia. Bisogna essere davvero attenti a ciò che sta avvenendo nel paese perché processi non governati da una politica autorevole fanno emergere l’esigenza di chiamare in causa la giustizia penale come dimostra la bella e responsabile intervista di Guastella a Francesco Greco che dinanzi alla crisi delle autorità di vigilanza sulle banche e sui mercati ritiene che forse è tempo di introdurre una legislazione penale sulla erogazione del credito. Tema delicato e devastante sul quale sarà necessario tornare rapidamente con calma e saggezza per evitare di aggiungere anomalia ad anomalia ma provvedendo, però, a metter mano ad una più penetrante attività di controllo. Ma di questo dovremo parlare in altra occasione in maniera più ordinata ed argomentata sapendo comunque che è necessario ridare una diversa sostanza al nostro ordinamento costituzionale ripristinando quel primato della politica senza del quale ogni paese va alla deriva.

paolocirinopomicino@gmail.com

Se il G20 non cerca gli strumenti per la crescita

articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 4 Marzo 2016

I ministri finanziari e i governatori delle banche centrali dei paesi del G20 riuniti a Shanghai hanno prodotto un documento deludente. Nelle nove pagine del comunicato finale si affermano obiettivi generici e considerazioni banali largamente condivise ma senza minimamente sfiorare l’adozione di strumenti utili per gli obiettivi proposti. Un esempio su tutti. Si contrasta l’uso della svalutazione monetaria competitiva e l’unico strumento proposto per dare sostanza a questo contrasto è la raccomandazione a quei paesi che volessero svalutare la propria moneta di comunicare per tempo la propria intenzione. Incredibile ma vero. La fragilità della ripresa internazionale, le turbolenze finanziarie, l’orizzonte sempre più vicino di una guerra delle valute, il rallentamento delle economie emergenti, avrebbero dovuto imporre al G20 dei ministri finanziari di inserire nell’agenda per la riunione di settembre dei capi di Stato e di governo dei rispettivi paesi almeno due questioni prioritarie: a) una diversa disciplina dei mercati finanziari fatta di divieti e di agevolazioni per consentire alla grande liquidità internazionale di dirigersi verso l’economia reale mentre oggi viene spesso parcheggiata nel sistema bancario anche a tassi negativi in attesa di cogliere opportunità prevalentemente finanziarie. Da tempo la finanziarizzazione dell’economia internazionale sta sul banco degli imputati perché sottrae crescenti risorse al ciclo produttivo e da tempo la politica resta immobile dinanzi a questo fenomeno o per ignoranza o per complicità. Impedire ad esempio la diffusione dei prodotti finanziari attraverso il grande mercato retail del sistema degli sportelli bancari limitandone il trading solo tra gli investitori istituzionali prosciugherebbe o quantomeno ridurrebbe quell’acquitrino nel quale si producono profitti irragionevoli e si distruggono ingenti risparmi di famiglie e risorse di imprese. Il tutto naturalmente dovrebbe essere accompagnato da agevolazioni fiscali e normative sull’uso produttivo del capitale a fronte del suo uso finanziario che andrebbe, al contrario, fortemente penalizzato sul piano fiscale introducendo anche nel bilancio delle imprese la separazione dei due comparti, il produttivo ed il finanziario. La crescita ed il benessere delle popolazioni, infatti, sono sostenuti dalla diffusione di beni e servizi prodotti dall’industria e dal terziario avanzato e non certo dalla diffusione di prodotti finanziari che alimentano ricchezze elitarie e povertà di massa. Un tema, questo, delicato e sensibile per gli enormi interessi che tocca ma ineludibile per un mondo in affanno; b) un nuovo ordine monetario con cambi flessibili all’interno di una fluttuazione limitata e garantita dalle banche centrali dei 20 paesi che costituiscono oltre l’80% del Pil mondiale per evitare una incombente guerra delle valute e prevedendo l’uscita dal Wto (la organizzazione mondiale del commercio) per quei paesi che non dovessero aderirvi. Al di fuori di queste due grandi questione la fragilità, l’incertezza, la bassa crescita e la deflazione non potranno mai essere abbattute mentre la loro dettagliata realizzazione rafforzerebbe una sana economia di mercato, una progressiva uscita dal sottosviluppo di ampie zone del pianeta, una più equa e sostenibile distribuzione di ricchezza. Se la politica tarderà ancora a prendere coscienza dello stato dell’arte e dei rimedi possibili per raggiungere gli obiettivi declamati prima o poi ci penseranno i sommovimenti sociali nelle democrazie di tutto il mondo (e non solo in esse) con tutto il loro corredo di disastri che la storia ci insegna.

Seguimi su Twitter!

Categorie

Archivi