Benedetta debolezza

Articolo pubblicato su ” Il Foglio” il 24 agosto 2017

Galli della Loggia prima e Giuliano Ferrara poi hanno posto l’attenzione sulla debolezza dei governi dell’Italia repubblicana portando argomentazioni in parte veritiere. Ma solo in parte. Vediamo perché! Durante la prima Repubblica i governi erano talmente deboli che in quarant’anni hanno cambiato il volto del paese sconfiggendo prima l’analfabetismo di massa, poi l’arretratezza economica diventando la quinta potenza industriale  del mondo negli anni ottanta, quindi la miseria di larghe masse popolari riducendo fortemente l’area della povertà non riuscendo però a risolvere il problema meridionale nonostante il recupero pure avvenuto sul terreno infrastrutturale ed economico e,per finire,intestandosi una politica estera mediorientale diversa da quella della ortodossia atlantica senza far mai venire meno le alleanze strategiche e costruendo insieme  ad altri paesi la comunità europea. Ma quei governi erano talmente deboli che seppero tra gli anni settanta  ed ottanta anche sconfiggere il terrorismo brigatista senza ridurre le libertà degli italiani e l’inflazione a due cifre. Vero è però che molti governi ebbero vita difficile e breve ma la forza di quei governi era concentrata nei soggetti politici che li sostenevano e cioè i partiti con i loro difetti ma anche con le loro grandi virtù. Fu così che venne difesa la democrazia, la crescita economica ed una redistribuzione della ricchezza prodotta in maniera più sostenibile di quanto poi sarebbe accaduto nella cosiddetta seconda Repubblica. Ciò non toglie che la brevità di alcuni governi, in particolare quegli degli anni settanta fosse un segno di fragilità ma la genesi di quella fragilità nasceva tutta dalle divisioni della sinistra italiana nella quale le scissioni e le ricomposizioni si susseguivano a ritmo intollerabile per una democrazia matura. Questo aspetto rischia di sfuggire alle analisi di Galli della Loggia e del nostro amico Giuliano Ferrara. Altra musica invece è stata quella della seconda Repubblica nella quale la scomparsa dei partiti e l’introduzione del maggioritario hanno portato ai disastri che sono sotto gli occhi di tutti. In 24 anni anni si sono succeduti ben 14 governi, quasi mille parlamentari hanno cambiato casacca facendo risorgere quel trasformismo parlamentare dello stato liberale pre-fascista scomparso del tutto nella prima Repubblica mentre si imponeva in economia un pensiero unico in Italia e nel mondo di un liberismo selvaggio con la deregolamentazione dei mercati ed il sorgere prorompente di un capitalismo finanziario che ha alimentato nel nostro Paese ricchezze elitarie e povertà di massa con un crescendo di disuguaglianze che se non saranno fermate produrranno grandi problemi sociali e politici. Questo pensiero unico ha poi determinato in Italia una vendita di tutte le grandi eccellenze pubbliche nel credito, nelle aziende manifatturiere e nei servizi, nella ricerca e nell’innovazione per cui l’Italia non ha più nelle sue mani nessuno strumento pubblico di mercato ad eccezione della Cassa Depositi e Prestiti e delle Poste, mentre Francia e Germania hanno conservato una presenza pubblica nell’economia equilibrata in quadro di forte economia di mercato. Ultima nota la diffusa inadeguatezza, con le dovute eccezioni, della classe dirigente della seconda Repubblica che purtroppo vediamo ogni giorno e che ha determinato la riduzione del peso internazionale dell’Italia in modo allarmante. Concordiamo in pieno con Galli della Loggia e Ferrara che il quadro della seconda Repubblica impone una riforma costituzionale con una modifica della forma di governo senza però i pasticci autoritari delle due riforme di Berlusconi e di Renzi e possibilmente tornando a far eleggere deputati e senatori e non nominarli. Se la democrazia parlamentare non ha dietro di se partiti autorevoli diventa fragile ed alimenta lo sfarinamento del paese ma la risposta della cultura politica è una sola, l’introduzione del sistema presidenziale del tipo americano che garantisce governabilità e rappresentatività politica. Dopo i guasti del maggioritario ricordati, prendersela con il proporzionale presente in molti grandi paesi europei (Germania, Austria, Spagna, Olanda  ed altri ancora) significa guardare il dito e non la luna delle grandi scelte democratiche con la stima ed il rispetto che ci legano ai due grandi opinionisti citati.

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