Quattrini e forconi

Articolo pubblicato su “Il Foglio”  il 05 Aprile 2013

E così il decreto legge sul pagamento dei debiti commerciali dell’intera pubblica amministrazione verso le imprese e’ stato rinviato. Confessiamo la nostra grande delusione  per questo rinvio perché eravamo, e continuiamo ad esserlo, morbosamente curiosi nel vedere cosa altro avrebbe scritto questo governo tecnico che più tecnico non si può su di un argomento come quello degli scandalosi debiti della PA che da anni non vengono onorati. La morbosa curiosità nasce dal fatto che sull’argomento negli ultimi tempi c’è stato un effluvio di norme di legge per le quali il debito della PA si sarebbe già dovuto ampiamente ridurre. E’ stata introdotta, infatti, la certificazione dei crediti che le imprese potevano ottenere verso tutte le pubbliche amministrazioni tanto da poterla scontare in banca addirittura “prosoluto”, liberandosi così di ogni responsabilità recuperando liquidità. E’ stato costituito, inoltre, un plafond finanziario di 10 mld di euro con l’accordo tra ABI, governo e banche, per dare a questo obiettivo un piccolo polmone finanziario anche con l’apporto della Cassa Depositi e Prestiti. E’ stato inoltre consentito con apposita normativa di legge la compensazione per le imprese tra crediti verso la PA e debiti fiscali. E’ stato previsto anche il pagamento di una parte del debito della PA verso le imprese con titoli di Stato triennali e, come se non bastasse, nello scorso novembre il risorto governo Monti aveva fatto recepire in anticipo rispetto alla scadenza prevista (marzo 2013) la direttiva europea secondo la quale, a partire dal gennaio 2013, le pubbliche amministrazioni dovevano pagare i propri fornitori entro sessanta giorni. Ebbene di tutto questo ben di Dio legislativo nulla si è realizzato se non 71 certificati per complessivi 3milioni di debiti come ha riferito nello scorso febbraio lo stesso ministro dello sviluppo economico, Corrado Passera, ad un convegno dell’Assolombarda. Di cosa altro ci sarebbe bisogno per pagare i quasi cento miliardi di euro di debito accumulato verso le piccole, medie e grandi imprese che hanno avuto la sventura di fidarsi della pubblica amministrazione  non riusciamo ad immaginarlo. Questa scandalosa morosità dei pubblici poteri ha già portato al fallimento migliaia di piccole aziende che sono le più deboli verso il sistema bancario con il suicidio di tanti onesti imprenditori che hanno visto svanire in poco tempo il lavoro di una vita e con esso il loro onore. Non siamo ne’ inclini alla demagogia e meno che meno alla retorica se diciamo che questi suicidi acquistano sempre di più il profilo inquietante del delitto di Stato. Se dunque tutte le fattispecie di pagamento sono già legge dello Stato che cosa verrà scritto nel prossimo decreto? Forse verranno trattati gli aspetti finanziari anche se, trattandosi di pubbliche amministrazioni, gli ordini di forniture avrebbero dovuto avere già una copertura finanziaria nei relativi capitoli di bilancio senza della quale nessuna spesa sarebbe stata possibile. Peraltro anche quelle imprese che hanno fornito beni e servizi alla PA dall’inizio di quest’anno non hanno visto il bene di un quattrino nonostante, come già detto,  sia stata recepita la direttiva europea che impone il pagamento dei propri debiti entro sessanta giorni. La stessa definizione della quantità di debiti da mettere in pagamento non avrebbe bisogno di una norma di legge anche, perché prima o poi, si porrà con forza l’intollerabile contraddizione di uno Stato pressante e minaccioso nel chiedere i tributi e distratto e indifferente nell’onorare i propri debiti. E pensare che ieri l’altro la Camera ha approvato una risoluzione all’unanimità perché vengano pagati alle imprese i crediti maturati senza che nessuno sollevasse, indignandosi, tutto ciò che abbiamo sinora detto. Il che ci lascia pensare che la Camera non conosce ciò che ha approvato nello scorso anno o giù di li. Passi per i grillini che non sanno nulla, ma le altre forze politiche ed i tanti ministri? Ci fermiamo qui per evitare di aggettivare ulteriormente il comportamento del governo al quale è possibile solo sussurrare all’orecchio “fate presto se non volete vedere arrivare masse infuriate con i forconi”.

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