Togliatti e De Gasperi interscambiabili? Un “maddechè” storico-politico

articolo pubblicato su “Il Foglio Quotidiano” il 23 agosto 2014

Tra le tante ricorrenti fumisterie estive quest’anno abbiamo avuto anche una grossolana confusione della memoria storica del paese. La coincidenza agostana degli anniversari della morte di De Gasperi e di Togliatti ha offerto l’occasione per confondere due autorevoli personaggi della politica italiana del secondo dopoguerra. La ragione di questa confusione sta innanzitutto nella debolezza del pensiero politico italiano degli ultimi vent’anni. Una debolezza figlia della rimozione delle grandi culture politiche avvenuta con il consenso di molti e con la paura e la convenienza di tanti nei primi anni novanta. De Gasperi e Togliatti sono stati due grandi leader storici dei due unici partiti di massa del paese, la Democrazia Cristiana e il partito comunista, ma detto questo le differenze culturali e politiche tra i due non potevano essere più grandi fermo restando la comune battaglia contro il fascismo e la comune esperienza nella resistenza durante l’occupazione tedesca. Alcide De Gasperi era figlio di quel cattolicesimo politico che aveva cominciato a prender piede sul piano culturale da Rosmini e dall’enciclica “Rerum novarum” di Leone XIII e sul piano politico prima dal superamento con il patto Gentiloni del 1913 del “non expedit” della Chiesa romana alla partecipazione dei cattolici alla vita politica e poi con l’appello ai liberi ed ai forti di Luigi Sturzo nel 1919 che fondò il Partito popolare. Il pensiero politico del cattolicesimo via via assunse sempre di più una sua laicità che senza rinnegare l’ispirazione della dottrina sociale della Chiesa garantiva una autonomia totale al partito popolare prima e poi alla Democrazia cristiana. Tocco’proprio a De Gasperi testimoniare questa autonomia quando respinse la sollecitazione di un Papa autorevole come Pio XII a fare l’alleanza con la destra missina nelle elezioni amministrative di Roma del 1952, alleanza in parte condivisa da alcuni ambienti cattolici come i comitati civici di Luigi Gedda e dallo stesso Sturzo. Un rifiuto doloroso per un fedele convinto come Alcide De Gasperi ma essenziale per la crescita dell’agire politico della Democrazia Cristiana che peraltro vinse quelle elezioni di Roma senza alcuna alleanza con il movimento sociale. Contrariamente a De Gasperi Palmiro Togliatti fu sempre dentro la ortodossia leninista-marxista decisa da Mosca ed ebbe un ruolo non secondario nel comintern, il massimo organo politico della terza internazionale che ribadiva, tra l’altro, la ferrea disciplina di tutti i partiti comunisti alle indicazioni strategiche dello stesso comintern che avevano come sfondo visibile e tangibile gli interessi della Unione Sovietica. Fu solo dopo la morte di Stalin nel dicembre del 1956 che Togliatti parlò delle vie nazionali al socialismo nel VIII congresso del partito, appena un mese dopo aver approvato la repressione della rivoluzione ungherese che sancì la rottura con i socialisti di Pietro Nenni. La rottura della sinistra italiana concretizzatasi a Livorno nel 1921 è stata poi una ferita aperta che ha sempre erosa la stabilità politica del paese e della quale Togliatti, in verità insieme a tutti i segretari politici comunisti e postcomunisti, non si prese mai cura se non con il tentativo di riassorbirli o nel partito o nelle politiche comuniste. Sarebbe però un errore staccare le figure di De Gasperi e di Togliatti dai rispettivi partiti giudicandoli fuori dalle rispettive culture. Nessuno ormai mette in dubbio il ruolo fondamentale di Togliatti e del PCI nella costituente così come nessuno nega l’intuizione dell’amnistia del 1947 per chiudere la tragica pagina della guerra civile. Togliatti era un dirigente autorevole della internazionale comunista e sapeva che l’azione politica del PCI non poteva andare oltre i patti di Yalta e subito dopo l’attentato subito il 14 luglio del 1948 blocco’ogni iniziativa popolare ed ogni suggestione insurrezionale. Togliatti peraltro era il principe della real politik e ricordava benissimo che pochi mesi prima, il 18 aprile del 1948, la DC aveva ottenuto la maggioranza assoluta nelle due Camere ed era in condizione quindi di battere qualunque iniziativa che turbasse l’ordine pubblico. Detto questo è altrettanto giusto ricordare come il PCI fu contro tutte le grandi scelte della DC e dei suoi alleati, dalla riforma agraria al patto atlantico, dalla comunità del carbone e dell’acciaio ai patti di Roma del 1957 sino ad astenersi sulla creazione del sistema monetario europeo addirittura nel gennaio del 1979. Insomma una serie di errori politici e culturali che non possono, comunque, far dimenticare il contributo del PCI al consolidarsi della vita democratica anche con la lotta al terrorismo brigatista. Come si vede due politiche, due culture, quella democristiana e quella comunista, profondamente diverse in cui una le ha indovinate tutte e un’altra le ha tutte sbagliate perché chiusa nella capsula di piombo di una ortodossia fideistica che faceva del comunismo internazionale la vera Chiesa alla quale non si poteva disubbidire. Al di la dei profili e dei valori personali, peraltro altrettanto diversi, Togliatti e De Gasperi vanno storicamente giudicati insieme alle storie dei rispettivi partiti perché questo è il modo vero per ricordarli e, per chi lo volesse, onorarli. Rischiano di scivolare, invece, nella più banale comicità le iniziative come quella avanzata di dedicare la festa dell’Unita’ a De Gasperi. Sbagliamo se, volendo dare un tono di maggiore serietà al dibattito, diciamo che quella voce dal sen fuggita tenta di far dimenticare come tanti democristiani sono entrati nel partito socialista europeo? Come ci insegnava un grande amico di De Gasperi, a pensar male si fa peccato ma spesso si indovina!

Be the first to comment on "Togliatti e De Gasperi interscambiabili? Un “maddechè” storico-politico"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non sarà pubblicato.


*