E’ deriva autoritaria. E questa volta siamo tutti complici

Pubblicato su “IL TEMPO” il 12 dicembre 2018
I segnali ci sono tutti ma pochi li percepiscono nella loro gravità. Ci riferiamo alla deriva autoritaria che il sistema politico e con esso la società sta prendendo in maniera crescente. E l’inizio, come sempre capita, muove dalla sostanziale sterilizzazione del Parlamento. Dopo qualche mese trascorso nel dolce far niente il Parlamento prima ha approvato il decreto “ dignità” che sta già procurando i guasti previsti e poi ha approvato una legge di Bilancio farlocca perché il governo ha dichiarato che quella vera sarà presentata al Senato dopo l’accordo con la commissione europea. In tempi non molto lontani i presidenti delle Camere avrebbero impedito l’esame dell’aula di ciò che non esisteva ancora ed avrebbero imposto al governo di fare prima la trattativa con l’Europa. Un governo che perde tempo ad insultare e a dichiarare ogni giorno invece che cercare una intesa deve rischiare di non approvare la legge di bilancio. Se il governo, però, mostra per intero la sua inadeguatezza non sono da meno i presidenti delle Camere. Spadolini e Cossiga non avrebbero mai permesso che il Parlamento fosse messo a discutere delle “figurine” ed avrebbero richiamato il governo ai suoi doveri. Così non è stato e l’intero sistema politico ne ha preso atto protestando come l’opposizione di sua maestà. Ma non è finita. La gestione della legge di bilancio ha visto lentamente escludere il ministro del Tesoro da ogni interlocuzione. Abbiamo visto una serie di vertici mentre il ministro del Tesoro era alla Scala. Una simile sciatteria istituzionale non ha precedenti nella storia. Sei mesi, dunque, di progressiva erosione del sistema democratico e delle prerogative costituzionali del Parlamento e dei ministri condita di minacce prima al Presidente della Repubblica e poi via via ai dirigenti del Tesoro, alla Ue e finanche all’Onu scivolando nel ridicolo e nella insensatezza. La vera opposizione sembra venire dalla realtà dei fatti e da quella società civile i cui corpi intermedi erano stati sbeffeggiati o snobbati. Nel frattempo il quadro economico sta precipitando prima con la frenata della crescita come prodromo ad una probabile recessione nella prima parte dell’anno prossimo. Intanto cresce in Europa un disagio profondo legato ad una crescente disuguaglianza sociale caratterizzata da una ricchezza concentrata in pochi e da una crescente povertà di massa. La mancata diagnosi delle ragioni di questa folle disuguaglianza sociale sempre più legata ad una egemonia della finanza rispetto all’economia reale impedisce alle forze politiche di dare risposte concrete. Questo spinge le società nazionali a cercare speranze messianiche tipiche di ogni autoritarismo nato e cresciuto nelle piazze che protestano e nella incapacità dei governi e delle forze politiche a raccogliere la sfida del tempo che viviamo.Le involuzioni autoritarie dei sistemi politici sono sempre corredate dai silenzi di convenienza, da viltà piccole e grandi, da speranze messianiche di massa ma hanno sempre la stessa fine ingloriosa. Il ricordo del novecento brucia ancora. L’Italia purtroppo cammina a passi spediti verso questa deriva che ben presto dimostrerà gli effetti perversi economici e sociali nel silenzio di un sistema politico che in 25 anni ha smarrito ogni cultura politica. La speranza sta anche nei democratici che ancora esistono in tutti i partiti e movimenti oltre che nella stessa società civile. paolocirinopomicino@gmail.com

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