Le unioni civili

Pubblicato sul “Corriere della Sera” il 03-02-2016 – Interventi e Repliche

Il tasso “ideologico” di cui si è caricato il tema  delle unioni civili non sta rendendo un buon servizio al paese. Spiace dirlo ma la responsabilità prima di questa “ideologizzazione” sta sulle spalle del mondo omosessuale. La confusione culturale che sta alimentando lo scontro tra le piazze nasce dal fatto che non si vuole rispettare la “diversità” e chi sembra siano i primi a non rispettarla sono proprio  quelli che chiedono la eguaglianza dei “diversi” non solo nei diritti, sui quali nessuno più discute, ma anche nelle forme e finanche nel linguaggio. Nel secolo ventesimo, e anche prima, la diversità era sinonimo di emarginazione e molto spesso di persecuzione. In parte del pianeta questa distorsione resiste ancora ma nel mondo occidentale la “diversità”, in natura come nella società, è ormai ritenuta una ricchezza e come tale va tutelata e rispettata. La si tutela e la si rispetta se i diritti civili dei diversi tra loro, nel caso specifico gli omosessuali e gli eterosessuali, siano tutti garantiti senza però annegare le loro diversità in un linguaggio comune ed in istituzioni altrettanto comuni. L’amore tra eterosessuali porta all’istituto del matrimonio che dà luogo alla famiglia, parole che da migliaia di anni hanno il significato di una vita in comune di un uomo e di una donna e dei relativi  figli. L’amore omosessuale non è un amore da discriminare e come tale deve essere riconosciuto con tutto il corredo dei diritti civili ma esso non può definirsi matrimonio e famiglia, termini che storicamente hanno quel significato che abbiamo ricordato. Quelli che invece ritengono che l’eguaglianza dei diritti debba essere accompagnata da una omologazione dei termini con cui si definiscono unioni profondamente diverse tra loro e addirittura una omologazione “liturgica” dinanzi all’autorità civile non si rendono conto che così  facendo  rischiano di vergognarsi  della loro  diversità. La diversità, infatti, per essere tutelata anche culturalmente, dovrebbe avere diritti uguali nella sostanza ma disciplinati con forme giuridiche e con denominazione diverse perché diverse sono le condizioni dei rispettivi grandi amori che tengono uniti nella vita due persone. Anche sul delicato tema dei figli di un partner omosessuale dovrebbero esserci istituti giuridici diversi dall’ adozione ma che nello stesso tempo consentano  a quel  figlio  garanzie civili forti e permanenti.  Il nostro ragionamento può apparire viziato da sofismi. Così non è,  perché garantisce diritti uguali con forme che rispettano le diversità che esistono e che non possono essere cancellate da omologazioni nominalistiche che rappresenterebbero, esse si, sofismi ingannevoli. La modernità, se non è modernismo, prende atto della evoluzione storica delle società ma non mette tutto in un unico calderone snaturando il patrimonio morale, storico e culturale delle parole e dell’intero linguaggio della umanità. Anche il mondo cattolico deve stare attento a non rispondere all’errore di un modernismo spesso arrogante con la intolleranza ma deve svolgere una offensiva di persuasione spiegando che il mondo, come l’amore, è  bello perché è diverso e che le diversità devono rimanere tali nel loro profilo nominalistico pur avendo uguali diritti civili

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