Oggi in Italia il vero potere forte è quello dei mediocri, giudici compresi

Pubblicato su “Il Foglio” il 02-10-2012

Ogni giorno che passa l’Italia appare sempre più un paese allo sbando. La società italiana ha un’antica tradizione di tolleranza popolare sedimentatasi nel suo DNA da secoli di oppressione da parte degli austriaci, dei francesi, dei borboni e dello stesso potere temporale della Chiesa. L’immagine speculare di quella tolleranza antica è l’attrazione fatale verso un populismo non violento che qualche volta ha aperto la porta a sistemi autoritari come fu per il fascismo con tutte le sue tragiche conseguenze. Lo scenario che appare ogni giorno sotto gli occhi di tutti è quello di un paese sommerso dalle macerie politiche, istituzionali, economiche e sociali. La vicenda del consiglio regionale del Lazio con la sua decadenza di tipo felliniano è successiva a quella di Lusi, e a quella di Belsito e dei suoi diamanti. Insomma un trionfo della decadenza civile oltre che morale e politica con personaggi di lombrosiana memoria. Il nostro non è un rigurgito giustizialista ma tutto ciò che vediamo ha un solo devastante effetto, la scomparsa della politica con un paese in balia dei capricci di mediocri protagonisti e dei diversi interessi presenti in una società moderna. Da quelli economici a quelli dell’informazione in un intreccio sempre più forte, da quelli della magistratura inquirente a quelli del sistema creditizio. Ognuno di questi poteri persegue i propri obiettivi senza che vi sia l’alta funzione della politica capace di ricomporre in un progetto paese interessi diversi, spesso in rotta di collisione l’uno con l’altro, limitando le asperità di ciascuno e rendendoli complementari l’uno per l’altro. Ma il potere più forte che impazza nel paese è la mediocrità di parte rilevante della classe dirigente. E allora vediamo che un gip blocca la produzione della più grande acciaieria del paese aggiungendo al danno prodotto sulla salute quello della disoccupazione di massa. Il tutto in una zona del mezzogiorno dove comincia a riaffacciarsi la fame senza che il governo intervenga con un decreto capace di ordinare a tutti, magistratura compresa, che i siti produttivi inquinanti debbano essere oggetto di prescrizioni immediate e temporalmente scadenzate senza chiusure improvvise che rischiano di mettere definitivamente fuori mercato produzioni strategiche come quella dell’acciaio. E intanto vediamo una corsa scomposta di protagonisti affannati dagli scandali nel ridisegnare emotivamente il nostro sistema istituzionale dopo averlo scardinato per vent’anni con le ridicole panzane sul federalismo e sulle modifiche dell’articolo quinto della costituzione (il rapporto Stato-regioni). E nel frattempo il nostro sistema creditizio si muove secondo la logica dei figli e dei figliastri per cui si appresta a trasformare in capitale di rischio i propri crediti verso una società come la Prelios che non ha alcun valore strategico mentre lascia fallire imprese produttive con il credit crunch. Potremmo continuare all’infinito ricordando vicende di natura diversa ma tutte finite in quel pozzo senza fine prodotto dall’assenza della politica e del suo primato nella guida del paese. Ciò che accade nelle piazze di Madrid, Barcellona ed Atene non è ancora accaduto nelle nostre strade solo per quell’antica sudditanza che sta, però, trasformandosi in rabbia popolare come già anticipammo qualche mese fa da queste colonne. La scomparsa progressiva ed oscena della politica è figlia legittima della scomparsa dei partiti, dei loro organi collegiali capaci, tra l’altro, di controllare gli eletti nelle istituzioni e delle loro culture politiche di riferimento le quali da un lato erano il cemento che tenevano insieme cuori e menti diverse e dall’altro erano e sono, come in tutta Europa, le chiavi di lettura per capire i nuovi bisogni di una società inquieta e alla mercé di un selvaggio ed amorale capitalismo finanziario. Mai come adesso la risposta deve essere politica perché con tutta la buona volontà, un governo tecnico non comprende neanche ciò che diciamo e lo archivia ritenendolo, forse,  un linguaggio antico e senza futuro. Sono i cloni della politica senza cuore e senza cervello.

1 Comment on "Oggi in Italia il vero potere forte è quello dei mediocri, giudici compresi"

  1. fabrizio pezzani | 9 ottobre 2012 at 08:45 | Rispondi

    La cultura tecnica oggi prevalente ma condannata al collasso , Usa per primi , guarda solo al futuro perchè ritiene che ogni aumento di potenza tecnica sia semplicemente progresso un accrescimento di utilità , di benessere , di forza vitale ; ma in realtà la conoscenza tecnica e la potenza che ne derivano è polivalente : possono essere bene ma anche male . L’acquisizione del potere tecnico non ha avuto una pari crescita nel senso di responsabilità e di serietà necessarie per governare la potenza tecnica da noi creata quindi il rischio che l’uomo la usi male diventa estremamente realistico e pericoloso , ed il mezzo con cui vengono dominati i problemi diventa sistematicamente la violenza.
    Il pensiero tecnico – razionale ha soffocato il pensiero creativo che è l’unico che porta avanti le società . L’illusione di una perpetua dominanza ha bloccato la capacità di rispondere in modo innovativo e creativo alle nuove sfide poste dalla storia che sono state affrontate invece con le vecchie logiche , cristallizzando la élite al governo e determinandone la decadenza . Il grande Toynbee fa coincidere l’inizio della decadenza di una società con il momento in cui la sua élite al governo perde la capacità creativa di rispondere allesfide esterne ; quando questa sua capacità viene meno , peerchè illusa dal potere o per inettitudine si trasforma in una élite dominante che ricerca il proprio interesse egoistico . Infatti se la maggioranza dominante rimane creatrice è orientata ad un perpetuo mutamento nei suoi ideali e nelle persone che la compongono ma se perde quella connotazione degenera in na corporazione sempre più irrigidita perchè perde qualsiasi capacità di rinnovamento ideale .” La malattia che inibisce i figli della decadenza non è una paralisi delle loro faacoltà naturali ma un collassso della loro eredità sociale che interdice ogni esercizio delle loro inalterate facoltà in un ‘efficace e creativa azione sociale ” . Il responsabile del crollo è sempre e solo l’uomo . Il venire meno di tale capacità ha una corrispondente perdita di unità sociale nel’insieme della società che si sfilaccia in parti autoreferenziali che finiscono per confliggere , per mimesi si finisce per attrarre persone sempre di più basso livello e qualità che non sarebbero mai state chiamate prima così ” le società non muoiono per morte violenta ma per suicidio ” ( E’ vero abbiamo una decadenza culturale ed intelletuale a tutti i livelli ). Ilsuicidio si consuma lentamente dissanguando ed indebolendo il corpo sociale . Ma accanto all’ossificazione delle idee Toynbee rileva l’importanza della perdita della temperanza da parte della élite che affretta il crollo, così vengono poste in essere azioni avventate e controproducenti per l’intera società che dimostrano un senso di onnipotenza che porta direttamente alla sconfitta ; si forma una sorta di ubriacatura per la vittoria , il tempo antico del successo porta ad una coazione di comportamenti regressiva , direbbe il grande Freud , il ritirno ad un passato felice e la difficoltà di affrontare il dolore deel cambiameno uccidono le società umane . E’ quello che è successo alla Russia ed è quello che sta accadendo agli USa ed è purtroppo quello che sta accadendo a noi

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