Chi rischia oggi è la democrazia

Pubblicato su ” Il Tempo” il 4 gennaio 2013

Siamo ormai alle più demagogiche rappresentazioni  economiche e politiche degne di una repubblica da operetta più che di un grande paese. La riduzione dello spread tra i titoli di Stato italiani e il bund tedesco che ha raggiunto quota 283 punti base, è stato festeggiato, infatti, come il trionfo del “montismo“ nuova panacea del terzo millennio. Cosa importa che anche i titoli spagnoli hanno visto ridurre la differenza del tasso d’interesse con il bund della signora Merkel, è il montismo che trionfa. E cosa vuole che importi la decisione della banca centrale europea che per bocca del bravo Mario Draghi alcuni mesi fa spiegò ai mercati che l’Euro sarebbe stato difeso “illimitatamente” e che da quel momento la speculazione ha ritratto gli artigli sui paesi  mediterranei dell’eurozona, è sempre il montismo che trionfa. Non c’è dubbio, naturalmente, che l’aumento delle tasse e il taglio indiscriminato di una parte della spesa pubblica abbia ridotto, in verità di poco, il deficit annuale e per questa via concorso, in Grecia come in Spagna e  in Italia, a ridurre “il rischio” di questi paesi, ma non c’è neanche dubbio che a spezzare la stretta della speculazione sia stato il coraggio e la lungimiranza del governatore Draghi che si è spinto sino ai limiti degli obblighi statutari della BCE.

Se diciamo questo non è per spirito polemico ma solo per amore di verità e per contestare quell’intollerabile vizio italico del servo encomio. In questi anni è stata un’orgia continua di inni a presunti salvatori della patria che si susseguivano in maniera incessante. Dall’arrivo a Palazzo Chigi di Prodi e Veltroni alla coppia Berlusconi – Tremonti, dal compianto Padoa-Schioppa e dal ritorno di Prodi per finire al caro professore Monti. In tutti i casi c’è stato quell’ossequio servile tipico di un paese in fase decadente che non ha lasciato neanche alla grande stampa d’informazione la capacità di discernere il grano dal loglio nella vita dei vari governi. E come sempre capita nella stagione del servilismo, il paese è via via decaduto sul terreno della politica e quindi su quello economico, sociale e civile. Se a Roma non sono ancora accadute le manifestazioni di Atene e di Madrid è solo perché l’Italia aveva accumulato, rispetto alla Grecia e alla Spagna, una ricchezza familiare maggiore che ha fatto da ammortizzatore alle nuove povertà dilaganti e perché la tolleranza degli italiani è storicamente maggiore degli altri paesi mediterranei. Quel che però si sottovaluta nel nostro impazzito sistema politico è che la tolleranza non è illimitata. Come in questi 20 anni la politica si è allontanata dalla vita reale delle famiglie e delle imprese altrettanto è accaduto per la grande stampa d’informazione. Non è lontano il ricordo di quando l’amico Giulio Tremonti veniva indicato come il ministro finanziario che tutto il mondo ci invidiava alla stessa maniera di come oggi ci viene invidiato il nostro Mario Monti. Un eccesso di servilismo che non aiuta chi governa, limitandosi, forse, a sollecitare quell’orgoglio che risiede più nella pancia che nella testa, ma innanzitutto non aiuta il paese a superare le sfide che da almeno 15 anni ci stanno schiacciando su di un destino recessivo e istituzionalmente sfarinato. Ecco perché oggi più che mai riteniamo di dover fare chiarezza sul significato dello spread e sulle sue responsabilità, negative o positive. Tutto questo fumo sul differenziale tra Bot e bund tedeschi, infatti, nasconde la vera causa della instabilità economico-finanziaria dell’eurozona. Paesi che hanno una sola moneta non possono avere asimmetrie così vaste sul terremo della crescita, della produttività, sul costo del lavoro e su quello del credito così come accade oggi tra i paesi dell’eurozona. È questa asimmetria che destabilizza il quadro economico-finanziario così come la lentezza di una politica comunitaria lascia troppo tempo alla speculazione e impedisce di concorrere con politiche attive a ridurre le asimmetrie richiamate. E, tanto per concludere, su questa sfilacciata situazione economica si sta innescando un’involuzione democratica che, pure essendo sotto gli occhi di tutti, non viene vista dal conformismo imperante e dalle piccole e grandi convenienze di molti. Su tutto ciò, forse, avremmo voluto sentire una parola dal presidente Napolitano nel suo ultimo messaggio di fine d’anno perché, è bene ribadirlo, la democrazia è come la salute, la si apprezza quando non c’è più. Ed  oggi è molto a rischio.

 

1 Comment on "Chi rischia oggi è la democrazia"

  1. massimo silvestro | 19 gennaio 2013 at 17:57 | Rispondi

    Quando il crepitare degli spread fa vacillare la fiducia in noi stessi e lo spirito dell’Unione Europea, è chiaro il rischio che emergano qua e là, e a partire proprio dalla civilissima Europa, i primi segni di un tipo nuovo di fascismo: il fascismo finanziario, il fascismo bianco.”(giulio tremonti)

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