Monti è un autocrate che stritola i partiti. Oppure no?

Pubblicato il 4 gennaio 2013 su ” Il Foglio”

C’è un brutto vento che soffia sul Paese. Un vento di rabbia ma anche di giustizialismo e di ipocrisia che non promette niente di buono. Mentre le grandi culture politiche europee continuano ad essere assenti, da ogni dove sorgono dei Torquemada   allevati o nelle procure della repubblica o nelle grandi consorterie finanziarie o, infine, nelle grandi culle delle mediocrità culturali presenti in quasi tutti i partiti. E mentre Felice Casson urla “fuori gli impresentabili”, il compassato Mario Monti ritiene un suo obbligo  sovraintendere alla formazione delle liste dei partiti che lo appoggiano. Il tutto in un quadro di sottomissione politica e culturale dei segretari dei partiti, o, per meglio dire, di quei soggetti che si fanno chiamare partiti ma tali non sono. I partiti, infatti, per essere tali hanno bisogno di due semplici condizioni, quella di avere una cultura politica di riferimento e quella di avere organi collegiali di governo a tutti i livelli, dal più piccolo comune sino a livello nazionale.  Due condizioni “rivoluzionarie” per l’attuale sistema politico italiano che non a caso rincorre tutto ciò che surrettiziamente può sostituire queste due condizioni esistenziali. Di qui le primarie in sostituzione della democrazia interna, di qui ancora il florilegio di nomi come progressisti, riformisti, moderati, tutti appellativi che non significano assolutamente nulla sul piano politico e culturale. E mentre il Casson di turno non fa male a nessuno e scade in una nota di folclore, Mario Monti,  passo dopo passo, sta costruendo un sistema autoritario che non ha precedenti nella storia repubblicana.  Neanche Berlusconi fu capace di tanto pur realizzando un partito padronale che contagiò quasi tutti. Quello che sta mettendo in piedi Monti nel coro agiografico della grande stampa e nella codardia politica di molti è qualcosa di diverso e di più forte.  Berlusconi aveva un sistema padronale destinato a finire con lui, Monti sta mettendo in piedi un sistema autoritario che andrà oltre la sua persona e che ha caratteristiche sistemiche  che dovrebbero far impallidire e indignare  partiti popolari come il Pd e intellettuali del calibro di Ainis, Galli della Loggia, Asor Rosa, Pietro Ostellino oltre che i direttori delle grandi testate televisive  e della carta stampata. Quando un uomo, ed un uomo solo, ritiene di stabilire criteri di selezione e di determinare valutazioni su tutto e su tutti, l’autoritarismo è già entrato nelle istituzioni repubblicane. E poi, ci consentano i nostri lettori, una domanda irriverente a Monti e a  tutti gli osservatori politici. Ma dove poggia Mario Monti la sua arroganza di una scelta solitaria? Dalla sua partecipazione alla commissione europea o dalla sua attività accademica che ha lasciato peraltro per lunghissimi periodi? O forse, più propriamente dalla sua collaborazione alla  Goldman Sachs, la più sanzionata e chiacchierata  banca d’affari? Se  Monti chiedesse ad un leader politico europeo o di prima repubblica ciò che chiede e impone oggi ai partiti del suo parterre avrebbe una risposta negativa secca e netta  seguita da una domanda puntuale  e fondamentale per un professore che ha fatto il presidente del consiglio e che vuole ritornare a Palazzo Chigi. Cosa ha consigliato, in quegli anni, alla Goldman Sachs il professore che tutti amiamo, qual è stato il contenuto della sua collaborazione e quali emolumenti ha avuto mentre aveva ripreso ad insegnare alla Bocconi? Era una collaborazione vera o finta? E se era vera può rendere pubblici i consigli o i report alla Goldman? La sua Goldman Sachs ha avuto qualche responsabilità nella falsificazione dei bilanci greci di qualche anno fa?  E, infine, in che consiste l’attività della commissione Trilateral di cui è presidente europeo nella quale grandi statisti della prima Repubblica, pur sollecitati da David Rockefeller, non hanno mai accettato di farne parte? E’ quella, forse, la culla della nuova etica politica? Solo dopo queste ed altre  risposte Monti potrebbe avere il diritto non di scegliere i candidati in solitudine  ma di concorrere, negli organi collegiali,  alla definizione  delle liste.  Se non ci fossimo spiegati con chiarezza, si sta parlando di democrazia politica e di come evitare che l’Italia scivoli in via definitiva verso uno status di paese coloniale gestito da un governatore inviato da una sede in cui “ vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” .

4 Comments on "Monti è un autocrate che stritola i partiti. Oppure no?"

  1. LA REALTA’ E’ CHE SI SENTITE DI RABBIA PERCHE’ MONTI E’ VENUTO A ROMPERE LE VOSTRE UOVA, MENTRE VOI IN TUTTI QUESTI DECENNI AVETE FATTO SOLO I VOSTRI INTERESSI ED I VOSTRI PORCI COMODI.

    • Paolo Cirino Pomicino | 9 gennaio 2013 at 10:54 | Rispondi

      sono da venti anni fuori dal Parlamento e il suo linguaggio qualifica Lei e probabilmente lo stesso Monti

  2. Egregio sig. Pomicino, concordo con la sua visione e con le sue preoccupazioni eppure mi stavo apprestando a votare udc (quindi anche Monti). Mi spieghi lei come fare per ricostruire un sistema politico e democratico decente e come risollevare la democrazia cristiana. Come vedo io la cosa, bisogna pur rinforzare un “centro” che se da un lato è snaturato dall’ultimo ventennio, dall’altro può contenere in sè elementi che invertono la tendenza. La “sua DC”, da sola, che ruolo politico può avere se non entra (e magari col tempo, ingloba) questo centro Casini – Monti?

    • Paolo Cirino Pomicino | 9 gennaio 2013 at 13:23 | Rispondi

      La missione della Democrazia Cristiana è proprio quella che Lei auspica con una precauzione e cioè che sia la D.C. ad inglobare un liberale come Monti e non viceversa come purtroppo sta facendo Casini. Eppoi Monti ha uno strano concetto della democrazia. Ha mai visto in Europa una lista Merkel, Zapatero, Hollande o Sarkozy? Ecco a che punto è arrivata l’Italia democratica. Ci vorrà tempo e pazienza.

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