Dopo i falsi idoli

Pubblicato su ” Il foglio” il 4 maggio 2013

Dopo i falsi idoli....Nelle scorse settimane abbiamo assistito alla rovinosa sconfitta di tanti totem politici nati e cresciuti negli ultimi 20 anni. Dal programmismo dettagliato e minuzioso al liderismo proprietario per finire alla tecnocrazia come forma di guida elitaria della società moderna nel quale il consenso popolare diventava un orpello fastidioso e paralizzante. Insomma un pout-pourri di falsi idoli nel tentativo disperato di ritrovare quel profilo culturale smarrito e che, alla fine della giostra, approdava ad una unica e sola identità, quella di essere “anti”. Anti-berlusconiana o anti-comunista con una regressione culturale sconosciuta anche all’epoca della guerra fredda. Questa carrellata di falsi idoli non furono, però, figli delle sole forze politiche ma, al contrario, furono sostenuti e spesso suggeriti da una intellettualità superficiale e provinciale che scriveva “ maledetta identità” o elogiava il partito personale come elemento di modernità politica. È in questa confusione culturale che l’intero sistema politico italiano si è smarrito negli ultimi vent’anni sterilizzando, di volta in volta, l’azione dei governi di centro-destra e di centro-sinistra sino ad un punto di rottura oltre il quale la casa comune, e cioè il paese, sarebbe andata a fuoco. Lo abbiamo visto nelle elezioni presidenziali in cui il partito di maggioranza che proponeva i candidati ne bruciava uno ad ogni votazione. Qualcuno ha ricordato, giustamente, che questo è avvenuto diverse volte anche nel passato ma in quel passato il sistema politico italiano reggeva 15-20-23 votazioni senza implodere. Il sistema di oggi alla quinta votazione è entrato nel panico a testimonianza di una sua fragilità intrinseca per la erosione culturale operata da quei falsi idoli richiamati in precedenza. La generosità e la lungimiranza di un uomo del passato, Giorgio Napolitano, che ha saputo essere più moderno di tanti “modernisti”, ha salvato il paese con l’accettazione di un secondo mandato al Quirinale ma più ancora con quel discorso alla Camera che ha bruciato in un falò scoppiettante i falsi idoli di una politica politicante, senza cultura e senza identità, insieme al suo corredo di stereotipi truculenti. E’ stato in quel momento che si è chiuso il ventennio dell’”anti-berlusconismo e dell’anti-comunismo” e sono emerse con forza e con chiarezza, le virtù necessarie per dare un governo al paese prima che andasse a fuoco.  Quelle virtù erano tolleranza, mediazione, nel senso di ricercare un minimo comune denominatore, e quel buon senso smarrito nei vent’anni di guerra guerreggiata. C’era bisogno, però, che questo voltar pagina fosse affidato anche ad un governo nuovo non solo per giovinezza e con volti non marcati dal tempo ma anche sul terreno più squisitamente culturale. È stato detto e scritto che è nato un governo di democristiani. Più correttamente diremmo che è nato un governo a forte connotazione culturale democratico-cristiana non solo perché, come ha detto giustamente il presidente del consiglio Enrico Letta, ha deciso di liberarsi di quelle armature guerriere indossate per vent’anni ma anche e soprattutto perché ha dato corpo e visibilità a quelle virtù del buon senso, della tolleranza e della mediazione alta tra visioni ed interessi troppo spesso contrapposti. Sin qui il presente e il recente passato. Da domani, però, bisognerà affrontare nel concreto le sfide della recessione e della povertà, dell’equità e del risanamento della finanza pubblica ancora in sofferenza, della modernità istituzionale e di un’Europa politica e protagonista in un mondo globalizzato dove altri protagonisti come Cina, India, Brasile, e cioè un terzo della popolazione mondiale, sono oggi produttori a basso costo anche se stanno per diventare anch’essi consumatori importanti. In questo passaggio il rischio è di uno sviluppo mondiale ecologicamente non sostenibile e produttore di nuove asimmetrie economiche generando così, nelle democrazie occidentali, povertà ed egemonia della finanza capace di deprimere a sua volta l’economia reale per molto tempo ancora corrodendo anche i profili democratici degli assetti politici. Nella sua visita a Berlino e Parigi Enrico Letta parli anche dell’urgenza pressante di un nuovo ordine monetario internazionale e di una diversa disciplina dei mercati finanziari per mettere in sicurezza un equilibrio mondiale sul terreno dello sviluppo e della sostenibilità sociale ed ambientale, temi non toccati nel suo discorso alle Camere. Ne ha la cultura e la giovinezza che messe insieme ad un ampio sostegno parlamentare può dargli quella forza politica che oggi sta franando sotto i piedi di Hollande e della Merkel.

3 Comments on "Dopo i falsi idoli"

  1. Nicola Misciagna | 7 maggio 2013 at 05:56 | Rispondi

    Gent.mo ,ho avuto il piacere di ascoltarLa nella trasmissione dello sprezzante-Vermigli-
    che con un sorrisetto ironico e compiacente…poi con chi e di che..cercava di interloquire con Lei su Giulio Andreotti.
    Innanzitutto Grazie per la reale commozione che Lei ha saputo manifestare per la perdita di un grande uomo politico.Poi con lucidita’ e da grande uomo politico ,quale Lei e’,ha smorzato le banili insinuazioni di un uomo di parte,che ammiccava alla tesi di un Andreotti mafioso ecc.ecc. Oggi tutti sono abilitati a parlare,ma non hanno l’obbiettivita’ storica delle cose .Non si capisce da quale parte del campo giocano e sono li’ per accendere discussioini inutili,per alimentare una parte della popolazione all’odio verso la politica.Grazie per aver rappresentato in questo spaccato un politico vero.

  2. Sono un militante di Rifondazione, le vorrei chiedere un commento delle ultime affermazioni di Lafontaine, ex leader della Linke. Queste mi appaiono in parte coincidenti con le ultime righe del suo articolo, quando afferma l’ esigenza di un nuovo sistema monetario mondiale. Certo, il leader tedesco parla espressamente di rinunciare all’ euro per rifondare un sistema monetario europeo, e dunque, non parla del mondo e dell’ egemonia del dollaro, però trovo attinenza fra le sue affermazioni e qulle del socialista tedesco.

  3. Quanta aspettativa per questo Letta. Prudenza: non sarà mica un governo per temporeggiare ancora prima di cacciar fuori il coraggio per fare Politica? Vedo anche l’elezione del Presidente Napolitano (stimabilissimo) come la concretizzazione dell’ennesima volta in cui manca il coraggio di innescare un momento politico. Per ora chi fa politica è solo Berlusconi anche se è sicuramente più bravo a fare il suo vero lavoro. Ci vuole un biennio almeno di coragggio, serve all’Italia un gruppo di politici coraggiosi e spregiudicati: anche se faranno guai grossi verranno poi sicuramente ricompensati alle elezioni successive. Provare per credere.

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