Concorso di idee per farcela, consigli alla grande coalizione per non morire di minimalismo

Crisi economicaArticolo pubblicato su “il Foglio” il 10 maggio 2013

La domanda di tutti cui ha dato voce Giuliano Ferrara e’ se l’ Italia ce la farà ad uscire da una crisi che ha molteplici risvolti, da quello economico a quello più propriamente politico. Fermiamoci innanzitutto sul primo, quello economico, visto il dramma di una recessione che continua per il quinto anno, l’aumento della disoccupazione che risulta disperante per i giovani e per i cinquantenni e il crescente numero di imprese che chiudono battenti. E’ tempo, come abbiamo detto in una trasmissione televisiva, che partiti di governo e ministri la smettano di litigare su quale tassa togliere prima di reperire risorse sufficienti per uscire dalla crisi. Su questo terreno, infatti, c’ e’ un silenzio assordante a testimonianza di un’ insopportabile decadenza della politica. Per quanto ci riguarda lanciamo la nostra proposta dichiarando sin da ora che non ci impiccheremo ad essa ne’ ci offenderemo se dovesse essere respinta ma chiediamo con forza a quanti non dovessero condividerla di farne altre ponendosi analogo obiettivo, quello di trovare risorse sufficienti per far uscire l’ Italia dall’avvitamento tra recessione, disoccupazione e deficit pubblici. Noi riteniamo che l’obiettivo principale sia quello di ridurre, hic et nunc, lo stock del debito pubblico in maniera significativa con il doppio effetto di liberare risorse per la crescita e di dare al mercato la dimostrazione di un’inversione di tendenza. Per ridurre il debito pubblico subito di almeno 8-10 punti di Pil i soldi vanno ricercati la’ dove sono e cioè in quel 10% di cittadini, famiglie e imprese che controllano il 45% della ricchezza nazionale ( 4,5 miliardi di euro).
Noi siamo contrari a qualunque forma di patrimoniale perché l’effetto positivo di maggior gettito verrebbe vanificato da un input recessivo in una economia già agonizzante come accade sempre quando vengono varate imposte straordinarie(vedi anche l’effetto della tassa per l’Europa di prodiana memoria).Noi pensiamo,al contrario, ad una offensiva politica di persuasione verso la ricchezza nazionale spiegando ai suoi possessori pro-quota che mai come questa volta salvando il Paese salvano anche se stessi e le proprie sostanze senza,peraltro,che la vita gli cambi. La strada alternativa e’ una sorta di concordato preventivo tra lo Stato e la ricchezza nazionale.La richiesta,allora,dovrebbe essere quella di un contributo volontario a fondo perduto allo Stato,(e per esso alla banca d’Italia per abbattere una parte del debito cumulato,)che vada da un minimo di 30 mila euro ad un massimo di 5milioni a seconda del reddito o del fatturato(persone fisiche o giuridiche)con una griglia pre-determinata. In cambio lo Stato garantisce a quanti aderiscono, persone fisiche o giuridiche,che non avranno accertamenti fiscali per tre anni a condizione,pero,che il loro reddito o il loro fatturato aumenti di 1,5-2% in ragione d’anno.A scanso di equivoci ,molto facili nella mediocrità imperante, non si tratta di condoni ma, ripetiamo, di un concordato preventivo che, peraltro, viene utilizzato ampiamente dalla stessa Equitalia in caso di redditi da essa presunti e dal contribuente respinti. Dai comportamenti storici dei contribuenti italiani l’adesione a questo concordato preventivo non sarà inferiore al 40 % delle partite IVA (e cioè 2 milioni) e valutando una media di 60mila euro a contribuente la stima e’ di un gettito a fondo perduto intorno ai 120 miliardi di euro (8 punti di Pil) che libererebbe da 6 a 7 mld di euro di spesa per interessi. Il contributo a fondo perduto può essere versato anche in 2 esercizi finanziari a distanza di non oltre 6 mesi. La seconda proposta più volte descritta ma sempre ignorata e’ la vendita di 10 milioni di mq di immobili statali utilizzati dalle amministrazioni centrali dello Stato (100 palazzi di 100 mila mq) conferiti in un fondo immobiliare pubblico con un reddito pro quota tra il 5/6 % che darebbe un gettito di 40 miliardi di euro. Collocando l’onere della locazione per i primi 3 anni sul ricavato della vendita per evitare difficoltà sui saldi di finanza pubblica avremmo in pochi mesi 33-35miliardi di euro da immettere nell’economia reale per il suo start-up.Tutto quanto e’stato normato con legge su questo terreno della vendita di asset immobiliari non ha sortito effetto alcuno sia per la farraginosità delle procedure sia perché l’unico modo per collocare oggi degli immobili e’ di venderli dopo averli messi a reddito e non certamente ancora da valorizzare come ad esempio le caserme che chiedono tempi lunghi.L’insieme di queste due manovre determinerebbe una riduzione del debito e quindi del deficit ed in più 33-35 miliardi di euro da immettere nell’economia reale e sufficienti in un triennio a garantire una forte ripresa della nostra economia riducendo il cuneo fiscale,le tasse sulle imprese ed aumentando le detrazioni sulle famiglie a basso reddito.Siamo pronti ad accettare proposte diverse mettendo da parte le nostre a condizione che abbiano pero la stessa efficacia sul debito e sulla crescita.

4 Comments on "Concorso di idee per farcela, consigli alla grande coalizione per non morire di minimalismo"

  1. Antonio Lonigro | 10 maggio 2013 at 11:25 | Rispondi

    Assolutamente condivisibile e, francamente, si vede la capacità a vedere i problemi ma anche a risolverli con proposte e non con litigi. Ecco il concetto di democrazia. Dove sono i politici del passato?

  2. Tiziano Muliere | 10 maggio 2013 at 14:31 | Rispondi

    Condivido in pieno Onorevole e in più aggiungo si potrebbe attraverso un percorso decennale di razionalizzazione della spesa pubblica e ci tengo a precisare razionanalizzazione e non taglio risparmiare 1/2 punto di pil annuo,da incanalare su investimenti,riduzione pressione fiscale su lavoro,imprese e famiglie,detrazioni fiscali per famiglie a basso reddito,aggiungendo a questa misura dei tagli non lineari od orizzontali e indiscriminati ma attraverso studi e ricerche approfondite serie e veritiere sulla macchina della spesa pubblica e statale su spesa improduttiva ossia inutile e dannosa(sprechi e inefficienze varie),che potrebbe portare nelle casse dello stato da utilizzare sempre per investimenti,di cui sopra,tra il 1/2 e il punto di pil per circa 10 anni… Un cordiale saluto,Tiziano Muliere.

  3. Egregio On. Pomicino (“egregio” perché, onestamente, esce dal gregge della mediocrità imperante), l’ipotesi di dismissioni immobiliari è da valutare e da approfondire.
    L’ipotesi, invece, del concordato preventivo credo che abbia la stesa valenza macroeconomica di una patrimoniale: si drenano risorse dal settore privato e produttivo a favore della rendita. Su questo punto dovremmo dilungarci su come sia suicida alla lunga avere rendimenti di titoli di Stato superiori all’inflazione mentre la fiscalità sulle attività produttive raggiunge livelli che scoraggiano la costituzione di imprese.
    Tornando alla Sua ipotesi, potrebbe obiettare che pagheremmo minori interessi sul debito pubblico; se, però, facciamo due calcoli vedremmo che diminuendo il debito di 10 punti di pil (mi tengo largo ma l’operazione del concordato preventivo da sola difficilmente raggiungerebbe i 5 punti) risparmieremmo in un anno 8 miliardi di spesa per interessi: noccioline! Senza contare che l’aumento di debito pubblico risulta inarrestabile (è aumentato perfino con Monti!!). L’Italia, sic stantibus rebus, è destinata al default e questa non è una mia opinione ma è matematica, la matematica dell’interesse composto (anche perché, come Lei mi insegna, noi abbiamo ripagato ampliamente i nostri debiti: i 2000 miliardi di debito pubblico attualmente sono solo interessi degli intessi).
    Passo alla proposta.
    L’Italia per salvarsi ha una sola via (restando nell’euro): pagare interessi all’1% sul nostro debito. Pagare l’1% anziché il 5% di interessi porterebbe ad un risparmio, a regime, di 80 miliardi l’anno!! (questi sì da mandare per metà ad abattere il debito pubblico) Ciò si ottiene andando alla BCE e avvertendo quello che già sanno: noi italiani se continuiamo così faremo default (se poi vuole Le fornisco in dettaglio i calcoli matematici del nostro futuro e certo default) e se facciamo default le banche tedesche e francesi avranno forti perdite sui nostri titoli di Stato mentre la Bundesbank via Target perderebbe sui 250 miliardi….quindi conviene a tutti cercare una mediazione.
    Quanto detto, va aggiunto, non risolve l’altro problema centrale che è quello della competitività internazionale del nostro sistema produttivo, ma qui dovremmo trattere i veri problemi che sono alla base dell’attuale situazione di profondissima crisi, ovvero tornare alla sovranità monetaria e “far risposare” il Tesoro con la Banca d’Italia.
    Una cosa è certa: o gli italiani (e buona parte degli europei) accetteranno di continuare ad impoverirsi o, presto o tardi che sia, si tornerà alle valute nazionali.
    Gentile On. Pomicino, è sempre un piacere leggerLa.
    Ivan

    • Paolo Cirino Pomicino | 14 maggio 2013 at 16:56 | Rispondi

      Grazie innanzitutto del commento. In ordine alla diversità di stima sul gettito derivante dalla mia proposta insisto sulle mie valutazioni (8-10 punti di PIL) ma trattandosi di stima ogni valutazione è legittima. Otto miliardi di euro di risparmio il primo anno che inevitabilmente cresceranno negli anni successivi se manterremo il pareggio di bilancio per almeno tre anni non sono proprio noccioline. La seconda proposta per la provvista finanziaria (vendita di immobili di proprietà dello Stato e da esso locati) darà la “benzina” sufficiente (40 mld di euro) per riprendere la crescita agendo poi su cuneo fiscale, aumento delle detrazioni per famiglie a basso reddito, riduzione IRAP e rimodulazione IMU. Se le risorse finanziarie così procurate dovessero essere sprecate in mille rivoli torneremmo rapidamente al punto di prima. Naturalmente a queste due proposte dovrebbero aggiungersi altre sul terreno della spesa innanzitutto riducendo le funzioni dello Stato ognuna delle quali ha un costo, iniziando a ridurre drasticamente le nostre forze armate sia in chiave di personale (basterebbero 120 mila unità invece che di 180 mila come quelle previste tra due anni) che di armamento spingendo l’acceleratore sull’esercito europeo già deciso dal consiglio dei capi di Stato e di governo nel 2003. Non faccio l’elenco della serva ma continuare a parlare di sprechi invece di ridurre le funzioni dello Stato è diventato un alibi insopportabile. Ed ancora, poi, una politica industriale e infrastrutturale che riduca i costi dei fattori di produzione (trasporti, energia, acqua, telecomunicazioni) investendo in ricerca, innovazione e formazione del capitale umano per recuperare quella competitività non solo di prezzo del nostro sistema produttivo in calo dal 1995. Come vede, pochi cenni sull’Universo ma non si sente parlare neanche su questi pochi cenni dalle cosiddette forze politiche. La sua proposta, finanziariamente pregevole, non mi sembra politicamente praticabile in Europa né la BCE ha una sua autonomia sull’argomento. Il debito pubblico va ridotto per questa via in un tempo ragionevole di 6-7 anni innescando cioè un percorso virtuoso favorendo la crescita.

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