L’austerità non e’ una virtu’

Pubblicato su ” Il Foglio” il 01-06-2013
L'austerità non è virtùL’euforia che sta accompagnando la decisione di Bruxelles di far uscire dopo 3 anni l’Italia dalla  procedura di deficit eccessivo rischia di diventare un pericoloso abbaglio. I problemi dell’Italia, accumulatisi in questi 20 anni (debito esplosivo, bassa produttività e quindi scarsa competitività, assenza di politica industriale e di specializzazione produttiva), sono tutti ancora lì aggravati, peraltro, da una recessione che dura dal 2008 e che anche per il 2013 prevede una caduta del Pil di quasi il 2 %. Un disastro senza precedenti nella storia repubblicana a fronte del quale il sistema politico balbetta, privo di un corredo di idee forti capaci di fermare quel declino che va avanti da anni e spesso diviso su piccole questioni che interessano più i gruppetti di potere che non il paese. In questo quadro lo stesso governo, verso il quale continuiamo ad avere un pregiudizio positivo, non ha ancora trovato il modo di innescare una marcia diversa dal passato. Sia chiaro, sul tappeto ci sono problemi di politica europea e problemi di casa nostra tra loro spesso intrecciati con il rischio che i ritardi di Bruxelles diventino poi un alibi per i nostri ritardi che trovano, in tal modo, il proprio sfiatatoio in un antieuropeismo straccione privo di visione e di razionalità. Quando la pancia soffre è la pancia che prende il sopravvento sulla testa e il desiderio diventa così, sciaguratamente, padrone della ragione. È tempo, allora, di  affrontare i problemi di fondo gerarchizzando gli obiettivi secondo il criterio di massima efficacia per il paese. I due obiettivi prioritari restano per l’Italia il debito accumulato e il costo del lavoro per recuperare subito competitività e occupazione. Bene ha fatto Letta nel fare il giro delle capitali europee per spiegare che la prima urgenza non solo per l’Italia ma per l’Europa intera è il lavoro e, quindi, la ripresa di una crescita economica robusta, essenziale, peraltro, anche per il risanamento strutturale dei conti pubblici di larga parte degli Stati membri della comunità. L’austerità è una virtù, non è una politica, e consiste nell’allocazione produttiva della spesa pubblica per agevolare una politica di crescita fatta di innovazione, di concorrenza ma anche, e soprattutto, nel frenare l’industria finanziaria che sta ammazzando l’economia reale alla quale succhia valore economico crescente con un effetto sociale di impoverimento di massa e di ricchezza elitaria. Questa perversione dei mercati deregolamentati nata negli USA all’inizio degli anni ‘90 ha prodotto quella finanziarizzazione dell’economia che è il nemico mortale delle imprese e delle popolazioni. L’Europa deve prendere coscienza di questo stato di cose e deve portare sul tavolo del G 20 l’esigenza di una nuova e più stringente disciplina dei mercati finanziari capace di  dirottare la grande liquidità internazionale verso l’economia reale rompendo così il circolo perverso di una finanza idrovora che determinerà in sequenza ben presto una crisi ancora più grave dell’economia reale, una rottura sociale profonda e una messa in discussione dei profili democratici dell’occidente. Letta ha la cultura per comprendere questi pericoli e deve trovare la forza per imporre all’Europa una svolta politica su questo versante perché è l’unica condizione che rende utile, nel breve, la politica espansiva monetaria attuata dalle banche centrali degli USA e del Giappone.  Senza un contrasto radicale al processo di finanziarizzazione dell’economia mondiale la politica monetaria espansiva nippo-americana determinerebbe, nel tempo, un disastro irreversibile. Sulla grande questione del debito italiano, invece, il parlamento, e per esso le commissioni bilancio, facciano in tre giorni audizioni di quei soggetti che hanno proposto soluzioni per ridurre drasticamente il debito pubblico e decidano quale strada intraprendere. Amato e Bassanini, Pellegrino Capaldo, Pietro Modiano, Mediobanca e chi scrive hanno proposto ricette diverse per lo stesso obiettivo, quello di ridurre di colpo il debito pubblico di 10-20 punti di Pil con risparmi notevoli sulla spesa per interessi. Il quadro può e deve chiarirsi in 10 giorni al termine dei quali il governo deve prendere le decisioni necessarie. Alla stessa maniera c’è un progetto preciso di rilancio occupazionale messo giù dalla fondazione Millennium di Pellegrino Capaldo attraverso i contratti in deroga capaci di dare in breve tempo centinaia di migliaia di nuovi occupati. Nessuno dei proponenti si impiccherà alle proprie idee ma ci impiccheremo tutti rapidamente se il governo, invece, dovesse perdersi come comincia a fare nella ricerca affannosa di un miliardo di euro di qua, di 500 milioni di là e così via annegandosi nella cultura ragionieristica di Policarpo, ufficiale di scrittura contabile, invece di prendere con coraggio il toro per le corna.

2 Comments on "L’austerità non e’ una virtu’"

  1. Mi scusi, caro On. Pomicino, ma Letta Le pare uno contrario al Fiscal Compact o al Two Pack? Le pare uno che al G20 minaccerà di darsi fuoco se gli USA & C. non ristabiliranno immediatamente la Glass- Steagall?
    Letta al limite è disposto a morire per l’euro!
    Dunque, quali sarebbero le proposte di misure pratiche e concrete per superare le politiche d’austerità?
    PS: è illusorio, queso chiariamolo, pensare che gli 8 (o anche 16) miliardi di risparmio annui di spesa per interessi possano minimamente migliorare la competitività del sistema produttivo italiano o liberare significativa liquidità: i numeri in gioco richiedono iniezioni di liquidità nell’economia reale, quindi anche a livello di detassazione, dell’ordine delle centinaia e non decine di miliardi per poter arginare la crisi produttiva in atto.
    Con i migliori saluti e l’apprezzamento per la Sua persona che, almeno, si pone dei problemi e cerca delle soluzioni: il resto disquisisce di jus soli mentre l’italia letteralmente affonda.

    • Paolo Cirino Pomicino | 3 giugno 2013 at 15:43 | Rispondi

      In altro articolo ho indicato come sarebbe possibile iniettare 35-40mld di€ attraverso vendita immobili utilizzati da pubblica amministrazione per un progetto di start-up della ns economia mentre operazione descritta nell’articolo commentato serve a invertire tendenza sul debito innescando con risparmio interessi e crescita risanamento finanza pubblica.Grazie dell’attenzione

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