Investimenti più che “l’elicottero”

articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore il 20 maggio 2016

Sembra strano e per certi aspetti anche inverosimile che si torni a parlare in alcun circoli finanziari autorevoli della vecchia simulazione di Milton Friedman, “l’helicopter money”, e cioè una sorta di quantitative easing per il popolo e non per le banche o per i governi. Una stranezza che testimonia più di ogni altra cosa la disperazione di una politica monetaria espansiva che non riesce né a far ripartire una crescita economica stabile nè, naturalmente, il tasso d’inflazione. Le banche centrali, a cominciare dalla Bundesbank di Jens Weidmann, invocano dai governi riforme, riforme, riforme senza indicarne una vedendo ogni giorno di più che i propri sforzi rischiano di finire nel nulla. Ma al di là di questi aspetti il tornare a discutere di come mettere un po’ di soldi nelle tasche del popolo per aumentare una forte domanda aggregata e far ripartire così crescita ed inflazione testimonia un errore di fondo. La domanda aggregata di un paese o di un’area cresce se cresce la occupazione e quest’ultima, a sua volta, cresce se aumentano gli investimenti pubblici e, a seguire, quelli privati. Ma perché crescano gli investimenti pubblici servono quattrini che in paesi come il nostro con forte debito sovrano sono davvero difficili a trovarsi almeno sino a quando i governi non troveranno strumenti innovativi da un lato per ridurre il debito liberando così risorse dalla spesa per interessi e dall’altro dismettendo patrimonio pubblico attraverso vincoli di portafoglio messi per alcuni anni alle casse previdenziali pubbliche e private che investono in riserve tecniche immobiliari circa 20 miliardi all’anno. Alla stessa maniera diventa davvero sconcertante come l’Europa in una fase così complessa dell’economia internazionale non possa escludere per almeno tre anni dai parametri di Maastricth la spesa in conto capitale per il veto tedesco che, a sua volta, viene meno anche ai suoi doveri contenuti nei trattati europei di far da locomotiva essendo da più di tre anni un paese con avanzi commerciali superiori al 6%. Ma non è finita. I governi, a cominciare dal nostro, ed il mondo degli economisti dovrebbero rompere il ciclo del pensiero unico che ha portato alla egemonia del capitalismo finanziario che vede da anni puntualmente privilegiato l’uso finanziario del capitale piuttosto che il suo uso produttivo. La grande, grandissima liquidità internazionale, infatti, stenta a dirigersi verso l’economia reale mentre crescono la marea di prodotti finanziari spesso opachi (e le banche tedesche ne sanno qualcosa) che assorbono quantità immense di risorse togliendole al ciclo produttivo di beni e servizi. Si impone, insomma, la grande riforma dei mercati finanziari con divieti e con politiche fiscali capaci di far emergere nuove convenienze produttive per gli enormi flussi finanziari che circolano in un mondo globalizzato in cerca di profitti spesso irragionevoli. Fuori da queste coordinate non solo continueranno a languire gli investimenti pubblici e privati ma la stessa politica monetaria espansiva finirà per alimentare, eterogenesi dei fini, l’anomalia di un capitalismo finanziario egemone e, per quanto ci riguarda, continueremo ad illuderci che mettendo 80 euro nelle tasche delle famiglie con reddito per giunta discreto e 500 euro in quelle degli studenti al di sotto dei 18 anni faremo crescere una domanda adeguata per far ripartire l’economia. Ignoranza e complicità sono i due pilastri che reggono queste scellerate condizioni che affannano il mondo lasciando crescere disuguaglianze sociali sempre più intollerabili.

1 Comment on "Investimenti più che “l’elicottero”"

  1. orazio vecchio | 7 giugno 2016 at 15:30 | Rispondi

    Buon giorno Onorevole, mi capita di seguirla spesso in televisione, e di apprezzare le sue lucide analisi e considerazioni su molti argomenti, ma mi permetta di obiettarle in questo caso specifico di essere d’accordo con lei solo sulla ” Ignoranza e complicità ” di una intera classe dirigente ma non con l’analisi finale del suo pensiero. Oggi ha sostenuto che la politica è una scienza esatta poggiata su due elementi, e in quel caso possiamo dire che se non è esatta è sicuramente vicino alla verità. L’unica scienza esatta che conosco è la matematica, e quindi se l’intera economia mondiale poggia le sue fondamenta su un sistema che MATEMATICAMENTE prevede il fallimento degli Stati. La legislazione attuale prevede che è la Banca centrale a emettere la moneta che serve alla comunità per i normali scambi commerciali. Quindi la moneta emessa , per sua natura deve restare in circolazione , e se per mantenere questa moneta si deve pagare un interesse, viene da se che negli anni il debito diventi impagabile. Onorevole se lo Stato oggi riceve 100 e questi ” servono ” per la normale circolazione e quindi è costretto a emettere ogni anno 10 di ulteriori titoli del debito pubblico per pagare gli interessi, converrà con me che in 30 anni l’iniziale debito di 100 diventerà oltre 400. Ma non è finita ( per usare una sua stessa espressione ) Lo Stato ( i cittadini ) non potrà mai pagare i 400 perché semplicemente non esistono infatti ne sono stati stampati solo 100, ecco perché poi i cittadini perdono le loro case, le loro aziende, e lo Stato deve alienare spiagge, autostrade ecc. ecc.. Mi piacerebbe discutere con lei su questo argomento e perché no proporle la mia idea in proposito.
    Cordiali Saluti

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