Alcune ragioni del NO

La riforma costituzionale di cui al referendum del 4/12 va respinta con un NO chiaro perché:

a) non abolisce il bicameralismo paritario ma lo trasforma pasticciando perché all’articolo 10 comma 3 obbliga la Camera a trasmettere ogni legge, nessuna esclusa, al Senato che entro 10 giorni può decidere su richiesta di un terzo di esaminarla avendo 30 giorni di tempo per suggerire modifiche alla camera. Ma perché mandare al Senato ogni legge se il bicameralismo paritario è abolito? La verità è che non è stato abolito ma solo trasformato. Il bicameralismo paritario, insomma, si è trasformato in un bicameralismo “suggeritore”. È cosa seria? E la velocizzazione del procedimento legislativo che fine ha fatto? chi vuole abolire per davvero il bicameralismo paritario vota NO;

b) gli italiani non voteranno mai più la maggioranza dei parlamentari perché la riforma elimina la elezione dei senatori da parte dei cittadini mentre la legge elettorale, con i capilista bloccati, non elegge ma nomina almeno 320/330 deputati. In Francia votano 150mila amministratori locali che eleggono i senatori mentre noi li facciamo nominare da circa mille consiglieri regionali con intese tra i partiti, in Spagna i senatori sono eletti dai cittadini, in Germania sono i delegati dei governi dei lander perché lì c’è uno stato federale mentre la camera dei Lord è di nomina regia. Noi non siamo né uno stato federale nè abbiamo, grazie a Dio, il Re o la Regina; vota NO

c) all’articolo 13 viene tolta al presidente della Repubblica un suo potere fondamentale perché una volta approvata una legge da parte della camera un terzo dei deputati (215, numero che ha solo il partito che incassa lo scandaloso premio di maggioranza del 15%) può chiedere preventivamente alla corte costituzionale il parere sulla sua costituzionalità. In parole semplici il partito di governo bypassa il presidente per avere il parere della corte da lui stesso in larga parte nominata. Ma allora il Presidente della Repubblica, garante della costituzionalità delle leggi, cosa sta a fare al Quirinale?

d) il senato, per quelle leggi che restano bicamerali, (ad esempio tutto ciò che riguarda l’attuazione delle politiche europee e le norme che disciplinano gli enti locali e le regioni) se si trovasse in disaccordo con la Camera o ricomincia il ping-pong che Renzi ogni tanto declama o si va nel pantano perchè  il governo sarà privo di porre la questione di fiducia per garantire l’integrità del testo approvato dalla Camera  visto che  la riforma  ha abolito il voto di fiducia da parte del Senato ;

e) in politica tutto si tiene e sbagliano quanti immaginano che legge elettorale e riforma costituzionale siano due cose distinte perché gli effetti di entrambi trasformano nel profondo i modelli della democrazia politica presenti in tutte le grandi democrazie occidentali. Infatti per entrambi i provvedimenti avremo: a) che una minoranza (circa un terzo dei cittadini) avrà la maggioranza assoluta dell’unica Camera che dà la fiducia; b) che il segretario del partito con la migliore minoranza si nominerà almeno la metà dei suoi parlamentari e potrà scegliere da solo il presidente della repubblica riducendo così le camere davvero in aule sorde e grigie perché la maggioranza dei suoi componenti sarà stata nominata e non scelta dai cittadini.

f) per chiudere non va dimenticato che il premier verrà eletto nel ballottaggio direttamente dal voto dei cittadini con poco più o poco meno di 1/3 degli elettori senza che siano stati codificati i suoi poteri amministrativi  ma aumentando notevolmente il suo potere politico senza i necessari contrappesi democratici.

Chi vuole una democrazia parlamentare vera, quella cioè in cui sia il parlamento a formare e a disfare le maggioranze, come in Germania, in Austria, in Gran Bretagna, deve votare NO ma anche chi vuole una democrazia presidenziale deve votare NO perché tutto ciò che si trasforma surrettiziamente, come avviene nel testo in votazione, è autoritarismo.

Chi vuole, come Renzi, che la sera delle elezioni si sappia chi governa deve scegliere il presidenzialismo, ma, lo si deve introdurre nella costituzione alla luce del sole con tutti i suoi poteri e i suoi contrappesi (e noi saremmo anche d’accordo) ma non si può codificare una democrazia nominalmente parlamentare ma con la elezione diretta del premier nel ballottaggio.

Queste sono solo alcune delle contraddizioni e delle norme che trasformeranno, riducendola, la nostra democrazia politica di stampo occidentale costruita dai nostri padri costituenti e che le nostre generazioni hanno difeso dai drammatici tentativi di trasformarla in deriva autoritaria. Oggi spetta a te e a tutti di difenderla con un grande ed appassionato NO.

1 Comment on "Alcune ragioni del NO"

  1. Ludovico MassimoLancellotti | 20 novembre 2016 at 05:44 | Rispondi

    La ringrazio della chiarezza,
    sono atterrito dalla guerra civile
    in atto da parte dei positivi.
    Ultima riflessione, è singolare che viene tacciato di ‘populista’ chi difende la costituzione italiana, che fu creata proprio per impedire che si denominassero ancora in questo modo i democratici…
    Non sarà che la mentalità corporativa, vera essenza di quel ventennio, abbia corroso l’animo dei giovani progressisti d’oggi che non hanno vissuto neanche la guerra studentesca del decennio 1970?!?

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