L’intervista ” Il Mattino” -” Le manine della prima Repubblica si scontravano con Draghi e Carli”

L’intervista di Valentino Di Giacomo-Pubblicata su ” Il Mattino” il 19 ottobre 2018

VALENTINO DI GIACOMO

«Le manine nella prima repubblica non esistevano, ma neppure tutto questo interminabile dibattito sulla legge di bilancio, ci riunivamo in consiglio dei ministri al mattino e all’ora di pranzo eravamo già in sala stampa per presentare la manovra finanziaria». Paolo Cirino Pomicino, alias «’o ministro», ex parlamentare di lungo corso, è stato il titolare del ministero del Bilancio nell’ultimo governo Andreotti. Di aneddoti spiega che ne potrebbe raccontarne a centinaia, ma è per lui un inedito nella storia repubblicana «la manina» evocata da Di Maio.

Secondo la sua esperienza le sembra plausibile che qualcuno abbia cambiato alcune norme all’insaputa di Di Maio?

«Mi riesce davvero difficile credere che funzionari dello Stato possano cambiare le carte in tavola. Di Maio mi sembra uno che arriva in città dal suo paesello e pensa che tutti lo vogliano fregare. Mi ricorda uno dei personaggi interpretati da Totò: minaccia chiunque incontra, anche qualcuno che gli attraversa la strada per sbaglio, proprio perché la non conoscenza porta ad avere paura e quindi a reagire in maniera smodata».

Ma è possibile che da vicepremier e ministro sia del Lavoro che dello Sviluppo Economico, Di Maio vada in tv senza sapere se il testo del decreto sia stato inviato al Quirinale?

«Infatti è stato smentito in diretta, ma questo è il segno dei tempi dove si fa politica più sui media che nei palazzi. Quello che più mi stupisce è che Di Maio abbia tutta questa voce in capitolo sulla finanziaria. Nella prima repubblica c’era la sana abitudine che soltanto i ministri economici erano deputati a scrivere la manovra, nelle settimane precedenti venivano consultati i ministri con portafoglio e dopo aver parlato con tutti si presentava il deliberato al consiglio dei ministri».

E nessuno aveva da ridire?

«Innanzitutto i numeri si annunciavano dopo e non prima in modo da non creare turbolenze nei mercati finanziari. Le norme solitamente non cambiavano, eventualmente se ne discuteva nel Cdm, non certo sui media. Oggi tutti i ministri sembra che vogliano mettere bocca. Più che negoziazioni mi sembra un negozio aperto al pubblico, anche a quello europeo. Poi dopo tutti questi frizzi e lazzi non ci si può lamentare se sale lo spread».

Non solo ieri, ma pure nei mesi scorsi il Movimento 5 Stelle ha attaccato duramente i tecnici del Mef. Anche ai suoi tempi accadeva?

«I rapporti erano perfetti, i dirigenti delle finanze ci indicavano possibilità, tecniche ed eventuali rischi: i politici davano gli indirizzi generali e i tecnici scrivevano le norme. Il nostro direttore del Tesoro era Mario Draghi, Ciampi era il governatore della Banca d’Italia e io mi interfacciavo con un ministro del calibro di Guido Carli».

Oggi invece?

«I politici culturalmente deboli hanno il sospetto di essere raggirati ed è ancor più grave che Di Maio, dopo essere stato per cinque anni vicepresidente della Camera, un tempo lungo, non ha ancora compreso come funziona la macchina dello Stato. Un ministro non parla senza essersi prima documentato».

Questa manovra immagino non le piaccia.

«Fanno una finanziaria in deficit, ma senza misure che creino le condizioni per la crescita».

 Sentire un ministro della prima Repubblica demonizzare il debito pubblico fa un certo effetto.

«Non è una perversione fare deficit, ma noi crescevamo del 3 per cento e l’occupazione aumentava. Negli ultimi 25 anni il debito si è triplicato, la crescita si è fermata e ci sono più poveri e disoccupati».

paolocirinopomicino@gmail.com

 

 

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